Tifoso morto, restano in carcere i tifosi dell'Inter arrestati dopo l'agguato

La decisione del gip dopo gli interrogatori. Il padre del 35 morto dopo essere stato travolto da un suv: "Il guidatore si costituisca, la polizia lo troverà"

Un momento degli scontri

Restano in carcere i tre tifosi interisti arrestati il 27 dicembre per l'agguato agli avversari napoletani perpetrato in via Novara, angolo via Fratelli Zoia, la sera precedente, poco prima del match a San Siro tra Inter e Napoli. L'arresto è stato convalidato il 30 dicembre dal gip di Milano Guido Salvini, che aveva interrogato i tre a San Vittore il 29. Il magistrato, nel provvedimento di convalida, ha parlato di "azione in stile militare, preordinata" sottolineando che è avvenuta relativamente lontano dallo stadio. La ragione della conferma del carcere sta nel rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

Video | Guerriglia urbana in via Novara

I tre rispondono di rissa aggravata e lesioni. Pesante il bilancio degli scontri: 4 feriti (lievi, uno da arma da taglio) ma, soprattutto, un morto, il 35enne varesino Daniele Belardinelli, investito da un suv sulla corsia opposta a quella in cui transitavano i mini van con i tifosi napoletani. Belardinelli è stato portato al San Carlo da alcuni amici ma, nonostante il soccorso tempestivo, non ce l'ha fatta ed è deceduto.

Video | Il questore: "Chiederò chiusura curva Inter"

Del suv, tra l'altro, ancora nessuna traccia. Se da una parte la Digos sta esaminando minuziosamente tutti i filmati possibili (molti dei quali girati con gli smartphone), dall'altra il padre del 35enne rivolge un appello all'automobilista affinché si costituisca: "Non aspetti che la polizia lo trovi. Tanto lo troveranno, sono sicuro". Gli investigatori escludono che lo abbia fatto apposta: in via Novara c'era una scena da guerriglia urbana aggravata dalla nebbia e dal buio. E nessuno dei tre arrestati avrebbe assistito direttamente al momento dell'investimento.

Ultras anche da Nizza e Varese

Agli scontri non hanno partecipato soltanto ultras dell'Inter ma anche del Nizza e del Varese. Belardinelli stesso era a capo del gruppo varesino "Blood Honour", e alcune testimonianze hanno parlato di ordini impartiti in due lingue. I tre tifosi arrestati sono invece tutti del Milanese: Luca Da Ros, 21enne, appartiene ai "Boys San" e ha risposto alle domande del gip, affermando tra l'altro che le armi (un'ascia, spranghe e mazze) fossero già nel luogo dell'agguato, preparate prima, e che tra gli organizzatori del raid vi fosse un capo della curva Nord, Marco Piovella, che però, sentito in questura, ha negato di essere una delle "menti" pur ammettendo la sua presenza in via Novara.

Fanno invece parte degli "Irriducibili" gli altri due in carcere, i 31enni Simone Tira e Francesco Baj. Questi hanno reso dichiarazioni spontanee, senza però rispondere alle domande del gip. Sono legati a Lealtà Azione e la famiglia di Baj gestisce l'agriturismo di Rosate in cui il movimento di estrema destra, nel 2015 e nel 2016, ha organizzato la "Festa del Sole". Lealtà Azione ha però precisato di non avere nulla a che fare con il raid e con gli scontri tra tifoserie avversarie. 

Per il momento risultano indagati nove tifosi, di cui appunto tre arrestati, anche se gli investigatori avrebbero già identificato altri partecipanti al raid. Sette i Daspo emessi dal questore Marcello Cardona, per 5 o 8 anni a seconda che fosse la prima volta o no. Lo stesso Cardona, il 27, aveva annunciato che avrebbe chiesto la chiusura della curva dell'Inter fino al 31 marzo 2019 e il divieto di trasferta agli interisti fino a fine campionato; un provvedimento che, in autonomia, ha preso la prefettura di Firenze interrompendo la vendita di biglietti ai residenti in Lombardia per Empoli-Inter, disputatasi il 29. 

"Sottocultura sportiva di banda"

"Dal punto di vista della prevenzione generale, quanto avvenuto ha avuto grande risonanza ed è quindi idoneo a scatenare azioni simili e anche rappresaglie", scrive il gip nel provvedimento di convalida del carcere: "Di conseguenza si pone a un livello elevato di gravità, ben superiore a quello di una comune rissa e cioè del reato in cui l'episodio è necessariamente inquadrato".

Ancora, il magistrato scrive che lo scontro è "espressione tra le più brutali di una sottocultura sportiva di banda che richiama piuttosto, per la tecnica usata, uno scontro tra opposte fazioni politiche".

AGGIORNAMENTO: Nel frattempo, oltre gli arresti già eseguiti, lunedì 31 dicembre è stato arrestato un capo ultrà dell'Inter Marco Piovella detto il Rosso. Indagato anche Nino Ciccarelli, altro noto nerazzurro.

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