Scontri Inter-Napoli, Ciccarelli ammette: "C'ero". Appuntamento o agguato per "proteggere" il Baretto?

Il fondatore dei Vikings non rivela nulla sull'organizzazione degli scontri del 26 dicembre. Si fa strada l'ipotesi che i napoletani intendessero assaltare il locale ritrovo degli interisti vicino a San Siro

Attimi degli scontri

Nino Ciccarelli, 49enne tra i fondatori dei Viking, ha ammesso di avere partecipato agli scontri prima di Inter-Napoli la sera del 26 dicembre 2018. Arrestato il 17 gennaio, lo storico ultrà ha confermato quanto aveva già dichiarato il 30 dicembre, quando era stato ascoltato dagli investigatori, affermando di essersi trovato per caso in via Novara e di avere voluto "aiutare gli amici".

A maggior ragione Ciccarelli ha negato ogni genere di partecipazione all'organizzazione degli scontri compresa la riunione preliminare al Cartoon's, il pub in zona Sempione in cui, secondo le dichiarazioni di uno dei primi arrestati, Luca Da Ros, poi posto ai domiciliari, un centinaio di tifosi nerazzurri si sarebbe incontrato intorno alle 17.30 per poi convergere in via Novara, dove in parchetto erano state nascoste le armi per l'agguato ai napoletani.

La morte di Belardinelli

Armi che ha ammesso di avere usato Alessandro Martinoli, arrestato insieme a Ciccarelli. Il 48enne, varesino del gruppo Blood & Honour come Daniele Belardinelli, che negli scontri pre-partita ha trovato la morte, nell'interrogatorio di garanzia ha confermato di avere accoltellato all'addome un tifoso del Napoli. Belardinelli e Martinoli avevano dormito insieme, la notte tra il 25 e il 26, nella casa del primo, e insieme erano venuti a Milano per la partita (per il gip, proprio a casa di Belardinelli gli ultras di Inter e Varese avrebbero pianificato gli scontri). Poi però, secondo le dichiarazioni di Martinoli, i due si erano separati, e questi ha detto di non avere assistito all'investimento dell'amico.

Investimento raccontato invece da Marco Piovella detto il Rosso, capo dei Boys San e membro del direttivo della curva Nord, arrestato il 31 dicembre, il quale ha spiegato agli investigatori e al gip di avere visto un'auto procedere lentamente sul corpo di Belardinelli. Come è noto, quando i napoletani si sono accorti dell'uomo a terra vicino a loro, hanno attirato l'attenzione degli avversari per poi consegnare loro il corpo. Le due tifoserie a quel punto hanno cessato gli scontri e gli amici di Belardinelli lo hanno trasportato in fin di vita al San Carlo, dove poi è deceduto.

L'avvocato di Ciccarelli ha chiesto i domiciliari per il suo assistito; provvedimento già negato per Piovella e per gli altri due arrestati, Francesco Baj e Simone Tira. Intanto l'indagine si è da settimane allargata ai napoletani, coinvolgendo in tutto più di 20 persone. A Napoli sono state anche rintracciate diverse auto che avrebbero fatto parte della "carovana" in transito in via Novara, almeno due delle quali sarebbero responsabili dell'investimento di Belardinelli.

Appuntamento tra ultras o agguato preventivo?

Non c'è ancora luce, infine, sulla ragione degli scontri. Soltanto Da Ros ha parlato dello svolgimento e della preparazione, ma nemmeno lui (che forse neanche "sa") del motivo per cui l'agguato è stato preparato. Una ipotesi che circola con insistenza è quella dell'appuntamento tra frange violente di ultras, una "moda" introdotta in Italia già da almeno un anno. Per sfogare la "violenza da stadio" ci si trova lontano dall'impianto, così da non dare nell'occhio né mettere in pericolo i tifosi "normali". E con le forze dell'ordine possibilmente lontane. 

Un'altra ipotesi, invece, parla di un attacco "preventivo" per proteggere il Baretto, il locale vicino allo stadio abituale ritrovo dei tifosi dell'Inter prima di ogni partita. Voci di corridoio parlano dell'intenzione dei napoletani di attaccarlo. Intenzione intercettata da alcuni capi ultras dell'Inter che, quindi, avrebbero organizzato l'agguato in funzione preventiva. 

Probabilmente soltanto lunghe e faticose indagini stabiliranno la verità su questo. 

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