Tifoso morto, arrestato fa il nome di un capo ultras dell'Inter

Giornata di interrogatori a San Vittore per i tre arrestati. Sentito in questura il capo ultras, che ha declinato ruoli organizzativi ma ha ammesso la sua presenza. Organizzazione "militare" dell'agguato

Un momento degli scontri

Ci sarebbe il nome del "capo" dell'assalto (definito "ignobile e squadristico" dal questore di Milano Marcello Cardona) avvenuto la sera del 26 dicembre, poco prima del match Inter-Napoli, perpetrato da un centinaio di tifosi dell'Inter (ma anche del Varese e del Nizza) contro alcuni mini van che trasportavano verso il Meazza i tifosi azzurri.

Video | Il questore: "Chiederò chiusura curva"

Agguato avvenuto in via Novara all'altezza di via Fratelli Zoia, poco prima che la carovana di mini van venisse agganciata da una pattuglia di scorta, e che come si sa ha avuto un bilancio pesantissimo: oltre ai 4 lievi feriti, di cui uno con armi da taglio, si è infatti purtroppo verificata anche la morte del 35enne varesino Daniele Belardinelli, travolto da un suv sulla carreggiata opposta nel parapiglia generale.

Un arrestato fa il nome del capo

Il nome del presunto organizzatore è stato fatto sabato 29 dicembre, durante gli interrogatori a San Vittore, da uno dei tre arrestati nella notte e la mattina seguente, Luca Da Ros. L'uomo, Marco Piovella, uno dei leader della curva Nord, si è presentato col suo avvocato in questura ed è stato ascoltato. Piovella ha ammesso di essere stato presente agli scontri ma ha fermamente smentito di essere stato tra gli organizzatori. Successivamente è stato rilasciato anche se, probabilmente, verrà indagato e verrà presa una misura cautelare anche nei suoi riguardi.

Sulle prime gli investigatori avevano lavorato a una regia francese (nizzarda) o quanto meno franco-italiana, sulla base di una testimonianza secondo cui gli ordini venivano impartiti in francese e in italiano. Una ricostruzione basata sulla rivalità acerrima dei nizzardi nei confronti dei napoletani, nonché sull'alleanza tra le curve del Nizza e dell'Inter, cementate dalla fede politica di estrema destra.

Video | Guerriglia urbana in via Novara

L'arrestato, oltre a fare il nome del capo ultras, ha anche rivelato un piano quasi militare con ruoli definiti e le armi (tra cui un'ascia, ma anche bastoni, spranghe e mazze) già presenti sul luogo dell'agguato. Gli altri due arrestati, Simone Tira e Francesco Baj, hanno rilasciato dichiarazioni spontanee (avvalendosi però della facoltà di non rispondere alle domande) e hanno spiegato al gip Guido Salvini (che deciderà domenica sulla conferma del carcere come misura cautelare) di essere stati presenti agli scontri pur senza aver contatti con i tifosi del Napoli. 

Sette Daspo e forse la chiusura della curva

E l'Inter, se giocherà le prossime due partite casalinghe a porte chiuse e la terza con la curva Nord chiusa a causa degli insulti razzisti ai napoletani e a Koulibaly durante il match Inter-Napoli, per decisione del giudice sportivo, rischia ancor di più per la vicenda dell'assalto ai tifosi. Il questore Marcello Cardona ha infatti annunciato che chiederà la chiusura della curva Nord fino al 31 marzo 2019 (quindi per sei partite casalinghe in tutto) e il divieto di trasferta per gli interisti fino alla fine del campionato.

Una scure che si è già "abbattuta" su Empoli-Inter, finita 0-1 e disputatasi sabato 29 dicembre: la prefettura di Firenze ha infatti bloccato, ad un certo punto, la vendita dei tagliandi ai residenti in Lombardia. Intanto, da Milano, sempre il questore ha già emesso sette Daspo ad altrettanti indagati per il raid (in tutto sono nove): Daspo della durata di 5 o di 8 anni, a seconda che fosse la prima volta o no.

Chi sono i tre arrestati

Ma chi sono i tre arrestati? Il più giovane, Luca Da Ros, ha 21 anni, è milanese e frequenta il gruppo della curva Nord più antico, i "Boys San". Gli altri due, entrambi 31enni, sono certamente legati al movimento di estrema destra Lealtà Azione e fanno parte del gruppo "Irriducibili" della curva Nord.

Si tratta di Francesco Baj, di Rosate, e Simone Tira, di Milano. Il primo dei due sarebbe anche un dirigente di Lealtà Azione e nella cascina Sant'Ambrogio di Rosate, gestita dalla sua famiglia, nel 2015 e nel 2016 si è svolta la "Festa del Sole", una kermesse del movimento neofascista che, tra l'altro, proprio nel 2016 ha fatto eleggere, nelle liste della Lega Nord, Stefano Pavesi al Municipio 8. Un'alleanza elettorale che è rimasta consolidata fino ad oggi.

Lealtà Azione ha inteso però replicare parlando di "accostamento pretestuoso" del movimento a "un fatto a cui è estraneo", per un "presunto coinvolgimento" di aderenti "negli incidenti che hanno preceduto la partita Inter-Napoli, fatti sui quali ci sono indagini in corso che devono ancora accertare la dinamica e le responsabilità individuali". Lealtà Azione, nella nota, parla anche di "tentativo di strumentalizzare una triste vicenda" ed esprime vicinanza alla famiglia e agli amici di Daniele Belardinelli.

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