Milano, la richiesta degli avvocati: “Vanno tolte dal Tribunale le gabbie per gli imputati”

La camera penale di Milano: "Sono il simbolo di una colpevolezza già accertata"

La richiesta della camera penale di Milano

Sono, sottolineano gli avvocati, “l’orribile oggetto simbolico di una colpevolezza già accertata”. E per questo, senza troppi giri di parole, vanno abolite. La camera penale di Milano dichiara guerra alle gabbie che “ospitano” i detenuti al Tribunale durante i processi. 

“Il Dottor Bruti Liberati - scrivono i legali in un comunicato - ha esortato magistrati e avvocati a mobilitarsi affinché vengano eliminate. Il tema - hanno continuato gli avvocati - era già stato toccato qualche anno fa, quando, in occasione dell’inizio del processo Ruby, l’allora Presidente del Tribunale, Livia Pomodoro, fece coprire con tendoni bianchi le ampie gabbie dell’aula Calabresi. La Camera Penale di Milano, allora, commentò la decisione, sottolineando che il meccanismo di rimozione visiva metteva ancor più in risalto le modalità ordinarie di celebrazione dei processi con detenuti. Ora il problema viene posto in termini generali. Senza dubbio, non possiamo che concordare sulla necessità di modificare lo stato delle cose”.

“Nelle aule milanesi - fanno notare i legali -, in particolare negli inferi del piano terra nella zona dedicata alle direttissime, si assiste alla celebrazione dei processi con moltissimi imputati detenuti accalcati nelle gabbie. Solo negli ultimi anni si registra una maggiore sensibilità, che porta ad ingressi scaglionati e quindi ad un minore affollamento”.

“Tutto ciò - evidenzia la camera penale di Milano -, oltre ad essere contrario ad un principio generale di dignità, ostacola in modo significativo una effettiva partecipazione consapevole dell’imputato al proprio processo e una utile comunicazione con il proprio difensore.

Non solo. Perché gli stessi avvocati si scagliano anche contro alcuni paletti - li definiscono “gabbie ideali” -, che rendono “illegali” i processi. “A partire - spiegano gli avvocati - dall’articolo 42 bis che vieta per le traduzioni individuali dei detenuti l’uso delle manette, se non in caso di pericolo di fuga o di condizioni particolarmente difficili. Per proseguire con l’articolo 474, secondo cui l’imputato assiste all’udienza libero nella persona, anche se detenuto, salvo che in questo caso siano necessarie cautele per prevenire il pericolo di fuga o di violenza”.
 

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