Scoperto traffico di cuccioli: "Deve morire tra le mani del bambino, così ne vorrà un altro"

I cagnolini, provenienti dall'Europa dell'Est, venivano fatti arrivare in Italia anche grazie a un veterinario milanese

Alcuni dei cuccioli sequestrati lo scorso dicembre

Vendevano illegalmente cuccioli di cane di appena un mese, provenienti dall'Est Europa, gestendo un business di oltre 150mila euro. A scoprire il traffico di animali è stata la Polizia stradale di Amaro, Udine, che sta indagando sette persone per associazione a delinquere, maltrattamenti e truffa. Dell'organizzazione faceva parte anche un veterinario di Cassano D'Assa, nel milanese, il quale produceva illecitamente la necessaria documentazione e il microchip. I piccoli di cane venivano venduti tra Bergamo, Como e Reggio Emilia, grazie agli allevamenti che simulavano la nascita dei cagnolini nelle proprie strutture.

Gli animali, provenienti da Slovacchia e Ungheria, venivano acquistati dagli indagati per una cifra tra i 50 e i 100 euro e rivenduti poi a circa 1000 euro. Oltre a essere troppo piccoli per essere trasportati in Italia (il minimo consentito dalla legge è tre mesi), i cuccioli non avevano le vaccinazioni necessarie e viaggiavano in condizioni pessime, ammassati all'interno di scatole di cartone senza ventilazione sufficiente e privati della possibilità di abbeverarsi.

Come spiegato dalla vice questore e dirigente della Polstrada di Udine, Rita Palladino, i membri dell'organizzazione "letteralmente dicevano che i cuccioli ammalati avrebbero dovuto essere venduti subito perché morissero nelle mani dei bambini che li avevano voluti, così da fare in  modo che l'emozione e il dispiacere producessero altre richieste da poter soddisfare".

La scoperta

Tutto è iniziato con un sequestro di 65 cuccioli effettuato ad Amaro, Udine, nel dicembre del 2017. Attraverso fasi successive dell'operazione, denominata 'Stene', sono stati sottratti all'organizzazione  — che organizzava trasporti bisettimanali  — oltre 150 cani, ma gli investigatori sono convinti che una quantità consistente di animali domestici sia stata piazzata dagli allevamenti conniventi e tramite annunci on-line. Per questo la vice questore Palladino ha invitato coloro che avessero comprato un cane nei centri presi in considerazione a contattare la Polstrada di Amaro via mail o via telefono allo 0433/466081 per scoprire se si è incorsi o meno nella truffa. A carico degli indagati sono state emesse otto misure cautelari, con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto di espatrio.

Gli allevamenti e i soggetti coinvolti

Nel mirino degli inquirenti sono finiti gli allevamenti 'Il Roccolino' di Trescore Balneario e il 'PE.PE 'di Ghisalba, entrambi in provincia di Bergamo. Molti cani venivano venduti anche sul sito gestito da Barbara Boreani, residente a Castemarte (Como), una delle destinatarie delle misure cautelari disposte e identificata come la finanziatrice della banda.

Lo stesso provvedimento è stato notificato a Claudio Vigani (classe 1957, Ghisalba), Greta Vigani (1990, Ghisalba) e Marina Gamba (1962, Ghisalba)  — i "commercianti"  — e Alberto Galli (1966, Cassano D'Adda, provincia di Milano), il veterinario dell'organizzazione. 

Del trasporto si occupavano la polacca residente tra il suo paese d'origine e l'Italia (a Reggio Emilia) Bozena Gembalczyk (del 1958, anche lei colpita dalla misura) e il classe 1946 Ermete Giaroli, residente a Bibbiano (Reggio Emilia), deceduto recentemente. Del sodalizio faceva parte anche lo slovacco Roland Hozak, nato nel 1975 e considerato il basista del gruppo, al quale non è stato possibile effettuare la notifica. 

Il cinismo

I cagnolini erano per la maggior parte di razza pincher, chihuahua, bulldog francese e akita. I piccoli venivano sottratti alle mamme a poco più di un mese di età (quando il tempo prescritto va dai tre mesi in su), fatti nascere con un metodo che si può definire industriale per serialità e intenzioni di speculazione e condotti nel nostro paese in condizioni oltre i limiti.

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I piccoli sequestrati sono stati affidati a cure di specialisti, che sono riusciti a salvare la maggior parte di loro. Circa tre su dieci di loro però non ce l'hanno fatta a causa delle gravi condizioni di salute in cui versavano e della mancanza di difese immunitarie provocata dal calvario a cui erano stati sottoposti.

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