Ucciso e fatto a pezzi durante una grigliata: il racconto da film horror della testimone

Si tratta della compagna del proprietario di casa in cui si sarebbe consumato l'omicidio

Il luogo

Sarebbe stato ucciso e fatto a pezzi per essere punito. La sua "colpa"? Una sola: aver avvertito un ragazzo che qualcuno lo stava cercando. Sarebbe questo il movente — in sintesi — alla base dell'omicidio commesso in una villetta di via Carlo Carrà nella serata di sabato 30 marzo per il quale sono stati arrestati i due presunti autori materiali: i 21enni colombiani Jhonathan Hernandez Vega detto "Pericles" e Dilan Mateus Carddenas alias "Mateo", oltre a William Gomez Arango, colui che li avrebbe aiutati a sezionare il cadavere e dargli fuoco in via Cascina dei Prati, dove è stato trovato dai vigili del fuoco.

Sono i dettagli che emergono dall'ordinanza con la quale il gip del tribunale di Milano Manuela Scudieri ha confermato i provvedimenti di fermo emessi domenica dal Pm Paolo Storari. Nel frattempo la vittima sarebbe stata identificata dagli investigatori: si tratterebbe di un 20enne colombiano di nome Cristian, ma gli inquirenti sono in attesa degli ultimi riscontri per la certezza.

La grigliata di compleanno e l'omicidio

Secondo quanto risulta dagli atti l'omicidio sarebbe avvenuto poco prima del ritrovamento del cadavere in una villetta bifamiliare al civico 11 di via Carlo Carrà in cui vivono Gomez Arango e la madre e dove era stata organizzata una grigliata per il suo 38esimo compleanno. Secondo quanto riferito agli investigatori dalla compagna del 38enne — teste ritenuta attendibile dai giudici — lei e  Gomez Arango si sarebbero allontanati per mettersi alla ricerca "di un altro colombiano di nome Tony, che aveva avuto un litigio telefonico" con Hernandez Vega e Carddenas. Litigio probabilmente legato a un "tentato omicidio" che uno dei due avrebbe subìto dallo stesso Tony in Argentina.

Mentre erano in corso le ricerche i "due uomini rimasti nella casa" — Hernandez Vega e Carddenas — avrebbero ucciso Cristian "per punirlo del fatto che si era messo in contatto con Tony" attraverso un "messaggio di nascosto" che lo avrebbe aiutato a scappare da Gomez Arango e dalla compagna che avrebbero voluto portarlo a casa per un "chiarimento".

Tornati nell'abitazione questi ultimi avrebbero visto i due 21enni dentro a un capanno nel cortile, accanto a loro ci sarebbe stato il "corpo di Cristian che mostrava la gola tagliata e il petto sanguinante". A quel punto Gomez avrebbe aiutato gli altri due "a smembrare il cadavere", a riporlo in una valigia per poi trasportarlo nel luogo dove è stato trovato carbonizzato.

Le indagini e il rimpallo di responsabilità

Per il momento, comunque, non è ancora certo il movente e l'esatta dinamica dell'accaduto: quindi la ripartizione di responsabilità prima dell'omicidio e poi legate all'occultamento del cadavere. Tra Hernandez Vega e Gomez Arango è iniziato un rimpallo di responsabilità: il primo avrebbe provato a scaricare le responsabilità sul secondo. Invece il terzo presunto responsabile, Carddenas, dovrebbe essere estradato in Italia il 10 aprile.

Chi sono i killer colombiani

I primi due presunti responsabili — il 21enne Jhonathan Hernandez Vega e il 38enne William Gomez Arango — sono stati rintracciati dagli agenti della questura di Milano domenica pomeriggio, meno di 24 ore dall'efferato omicidio. Il terzo uomo — un ragazzo di 21 anni: Dilan Mateus Carddenas —, invece, è stato fermato nel pomeriggio di lunedì.

Jhonathan Hernandez Vega, in Italia da circa un mese, è stato fermato all'aeroporto di Malpensa nel pomeriggio di domenica 31 marzo. Le manette sono scattate intorno alle 18, mentre si stava per imbarcare su un volo diretto a Madrid: è stato fermato dopo i controlli, stava per salire a bordo del velivolo; è stato bloccato anche il volo perché il suo bagaglio era già stato caricato in stiva.

William Gomez Arango (38 anni) invece, è stato fermato nei pressi della sua abitazione mentre stava vagando senza meta. L'uomo si trova in Italia da molti anni ed è in possesso di un regolare permesso di soggiorno, alle spalle avrebbe alcuni precedenti per furto. E poi c'è il 20enne fermato in Francia.

Dilan Mateus Carddenas è stato fermato nel pomeriggio di lunedì 1° aprile in un albergo di Rungis in Francia, a due passi dallo scalo di Parigi-Orly: fermato dalla polizia francese in esecuzione di un mandato d'arresto europeo emesso dal tribunale di Milano.

I più giovani sono accusati di omicidio aggravato dalla crudeltà, il 38enne di occultamento e vilipendio di cadavere. Secondo gli investigatori, non sarebbero legati a nessuna gang e pare non facciano parte del mondo del traffico di sostanze stupefacenti.

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