Il tour dei "vandali" e le metro da "graffitare": i viaggi a Milano soltanto per lasciare una "tag"

La polizia locale identifica undici writers spagnoli e va a perquisire le loro abitazioni. Video

I writers all'opera

Uno di loro, un ragazzino poco più che ventenne, sul polpaccio sinistro ha un tatuaggio emblematico: il simbolo della metro di Madrid con all'interno la "firma" del suo gruppo. Una "firma", la tag, che per lui e per i suoi "colleghi" è praticamente tutto: è il modo di farsi conoscere, di farsi pubblicità, ma sopratutto è il modo in cui mostrare alle città scelte il loro nome. Tanto è vero che nelle case di alcuni di loro gli agenti hanno trovato album pieni zeppi di fotografie di mezzi pubblici graffitati con tanto di data, luogo e ora del blitz. 

Un vero e proprio archivio dell'orgoglio al quale martedì mattina la polizia locale di Milano ha avuto accesso grazie a undici perquisizioni che i ghisa del "nucleo tutela decoro urbano" hanno portato a termine per la prima volta nella storia grazie all'innovativa collaborazione con la Policia Nacional spagnola, che mai era riuscita ad entrare nelle abitazioni dei writers. 

Video | Così i writers colpiscono le metro

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I video sui social e gli album a casa

Gli agenti del nucleo speciale, coordinati dal commissario Marco Luciani, sono arrivati fino in Spagna approfondendo le indagini su quattro incursioni dei graffitari, tutte sventate in flagranza, tra il 2017 e il 2018. Analizzando le immagini e setacciando i social nel modo giusto - Facebook e Instagram sono pieni di video girati dagli stessi "disegnatori" per farsi pubblicità -, i ghisa sono riusciti a identificare e rintracciare tutti gli undici ragazzi che avevano partecipato ai quattro blitz e che ora dovranno rispondere di danneggiamento e imbrattamento e in alcuni casi effrazione. 

Così, la Locale milanese si è spinta a Madrid e ha perquisito le case dei ventenni, appartenenti a quattro diversi gruppi. Tre di loro sono stati trovati a Madrid, quattro a Valencia, due a Fuenlabrada e due a Mostoles de Madrid. Lì, sono stati scoperti e sequestrati due computer, tre macchine fotografiche, diversi hard disk, diciassette telefoni, duecento bombolette spray e quattro album "ricordo" con le fotografie delle "imprese". 

Foto - Gli album trovati a casa dei writers

album foto writers graffiti locale

Il tour dei vandali

Da pc, telefoni e hard disk è molto probabile - ha spiegato il comandante dei ghisa, Marco Ciacci - che arriveranno altre prove e tracce di ulteriori reati che i gruppi hanno commesso in giro per l'Europa. Perché il loro, in fondo, è quasi una sorta di lavoro per portare il loro nome in tutto il mondo. 

Per farlo la crew di Valencia - hanno accertato gli investigatori di piazza Beccaria - a maggio di quest'anno ha eseguito un vero e proprio tour italiano tra Catania, Bari, Napoli, Roma, Bologna e Milano: tutte città visitate e tutte città dove sono riusciti a lasciare la loro tag, naturalmente sempre sui mezzi pubblici. 

La metro e la pubblicità

Perché "taggare" una metro, ha chiarito il commissario Luciani, significa avere più visibilità, tanto che per farlo le crew sono disposte ad introdursi nei depositi dei mezzi pubblici - rischiando così una ulteriore denuncia - o anche a "prendere in ostaggio" i vagoni in servizio con i passeggeri all'interno per portare a termine l'opera. Un'opera che spesso si avvale, almeno in termini logistici, dell'aiuto dei writers italiani, che offrono ospitalità e dispensano consigli ai colleghi esteri. 

Le donne e gli uomini del nucleo tutela decoro urbano, però, sembrano ormai conoscere ogni segreto dei graffitari, tanto che dal 2011 sono stati in grado di identificare e denunciare 363 persone per imbrattamento, garantendo - attraverso i processi - 150mila euro di risarcimenti al comune e 250mila euro ad Atm, proprietaria delle metro "taggate". 

Ora, l'ultima frontiera. Perché "le perquisizioni in Spagna - ha assicurato il comandante Ciacci - dimostrano che i writers stranieri devono smettere di pensarla che fare i vandali in Italia e poi tornare a casa sia un modo per farla franca". E gli spagnoli, infatti, non ci sono riusciti.

Foto - Le bombolette sequestrate ai writers

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