Teatro Arcimboldi a Show Bees di Longoni, i Pomeriggi Musicali: «Ci concentriamo sui nostri "core business"»

Possibilità di presentare altre offerte ma Show Bees potrà parificarle. E i lavoratori sono preoccupati per il loro futuro

Il Teatro degli Arcimboldi

Da 60 a oltre 200 alzate di sipario (232 nella stagione 2018/2019, per 296 mila presenze). Ospiti di fama internazionale, da Elton John a Liza Minelli. Spettacoli di prim'ordine e un'escalation di successi nell'arco degli ultimi anni. Sono i numeri che certificano la crescita del Teatro degli Arcimboldi, in zona Bicocca, da quando la Fondazione I Pomeriggi Musicali l'ha preso in gestione, corrispondendo un canone annuo di 248 mila euro al Comune di Milano, che ne è proprietario, e che prima al contrario sovvenzionava il teatro con denaro pubblico. Numeri snocciolati da Maurizio Salerno, direttore artistico degli Arcimboldi, alla seduta della commissione cultura del Comune di Milano (presieduta da Angelo Turco) che si è tenuta a Palazzo Marino venerdì 21 febbraio, alla presenza dell'assessore alla cultura Filippo Del Corno. 

Tuttavia la Fondazione ha deciso di prendere un'altra strada, ritirandosi dagli Arcimboldi con la formula della cessione del ramo d'azienda della partecipata Servizi Teatrali Srl a Show Bees, di cui è direttore generale Gianmario Longoni, come era emerso pubblicamente nei giorni scorsi (ed in realtà, nei corridoi del mondo teatrale italiano, da metà gennaio). Il contratto di cessione è stato stipulato il 17 febbraio. La scelta del nuovo cda della Fondazione, insediatosi nell'autunno del 2019, è quella di ritirarsi dagli Arcimboldi per concentrarsi sul "core business" dei Pomeriggi, ovvero l'orchestra e il Teatro Dal Verme. La Fondazione aveva vinto una gara ad evidenza pubblica nel 2014 per sei anni (2015-2021) rinnovabili per altri sei, ed entro aprile 2020 avrebbe dovuto comunicare a Palazzo Marino la sua scelta.

Arcimboldi, le prossime tappe

Durante la seduta di commissione non è mai stato citato il nuovo gestore: «Abbiamo avuto la fortuna di incontrare un impresario molto noto a Milano che si è reso disponibile a gestire gli Arcimboldi», ha dichiarato Giovanni Battista Benvenuto, avvocato giuslavorista e presidente della Fondazione: «Ci è sembrato che la gestione degli Arcimboldi, per la quale in pratica ci limitiamo a incentivare l'affitto della sala, fosse qualcosa che ci togliesse del tempo dalla nostra visione principale».

Formalmente non è detta l'ultima parola. Mancano ancora due passaggi. Innanzitutto la Fondazione ha pubblicato, venerdì stesso, l'avviso pubblico per individuare un possibile gestore alternativo che rilevi il ramo d'azienda al posto di Show Bees, offrendo più dei 580 mila euro concordati con la società di Longoni. Che comunque ha la facoltà di parificare un'eventuale offerta migliore. In commissione si è detto che questa fase durerà 30 giorni ma in realtà, sull'avviso pubblico, la scadenza è fissata al 13 marzo a mezzogiorno, con apertura delle buste alle due di pomeriggio. Non quindi un mese di tempo, ma sensibilmente di meno.

Inoltre dalla lettura dell'avviso pubblico emergono alcuni punti che rendono improbabile il pervenire di altre offerte: tra questi, l'aver gestito negli ultimi anni una sala da almeno 1.800 posti. Un requisito che esclude praticamente tutti gli impresari privati italiani.

Poi scatterà una seconda fase: il Comune di Milano, come sancito dall'articolo 16 della convenzione firmata a suo tempo coi Pomeriggi, avrà 60 giorni di tempo per accettare o rifiutare il soggetto che rileverà il ramo d'azienda e quindi la gestione del teatro. Tuttavia l'assessore Del Corno ha specificato, a margine della commissione, che la valutazione non sarà «nel merito» ma si baserà sui requisiti previsti per iscritto, più che altro tecnici. E ha giurato che «nulla è deciso».

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I lavoratori sono preoccupati

Intanto i lavoratori degli Arcimboldi sono preoccupati per il loro futuro lavorativo. I sei dipendenti della Servizi Teatrali Srl, oggetto della cessione del ramo d'azienda, dovrebbero essere "salvi", almeno all'inizio, perché a loro sarebbe assicurata l'assunzione. Diverso il discorso per quelli impiegati tramite cooperativa: macchinisti, maschere, portierato e altre figure. «Show Bees ci ha rassicurati dicendo che noi conosciamo a memoria il teatro e per loro sarebbe folle lasciarci a casa, ma l'incertezza c'è», spiega uno di loro a MilanoToday. Lavorare in teatro non è come qualunque altro impiego: «Quando si chiude il sipario e sentiamo lo scroscio degli applausi, ci emozioniamo. Ci sentiamo partecipi del successo dello spettacolo».

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