Teatro Arcimboldi, polemiche sull'avviso pubblico: «Tempi ristretti, cucito su misura?»

L'affondo di Basilio Rizzo (Milano in Comune) in consiglio comunale: «Chiedo anche la tutela di chi lavora, anche quelli chiamati tramite cooperative»

L'Arcimboldi

Approda nei banchi del consiglio comunale la questione del Teatro degli Arcimboldi, dopo la seduta di commissione cultura di venerdì 21 febbraio dedicata a questo. Sul tavolo il rinnovo della concessione alla Fondazione I Pomeriggi Musicali che però intende lasciare la gestione del teatro più grande d'Italia (ufficialmente per concentrarsi sul proprio "core business", ovvero l'orchestra e il Teatro Dal Verme) cedendo il ramo d'azienda della partecipata Servizi Teatrali Srl a «un impresario molto noto a Milano», come aveva spiegato il presidente Giovanni Battista Benvenuto, «che abbiamo avuto la fortuna d'incontrare».

Durante gli interventi liberi, a parlarne in aula a Palazzo Marino lunedì 24 è stato Basilio Rizzo, consigliere di Milano in Comune, che ha preso atto della volontà della Fondazione di cedere il ramo d'azienda pubblicando un avviso pubblico per ricevere eventuali offerte migliorative rispetto al contratto stipulato il 17 febbraio con l'impresario di cui sopra, ovvero la Show Bees di cui è amministratore delegato Marzia Ginocchio e direttore generale Gianmario Longoni, quest'ultimo già "patron" dello Smeraldo, del Nazionale e del Ciak, che ha anche partecipato alla gara per la gestione del futuro Teatro Lirico perdendola in favore di Stage Entertainment.

«Avviso pubblico cucito su misura?»

«Rivedo quello che succedeva per i negozi in Galleria», ha dichiarato Rizzo: «Il negozio in Galleria, che aveva come unico bene il contratto col Comune, vendeva il ramo d'azienda e incassava risorse pur smettendo l'attività. La cessione di ramo d'azienda è un'altra cosa». E poi l'affondo sull'avviso pubblico diffuso dai Pomeriggi: «Sembra cucito su misura», ha affermato il consigliere di Milano in Comune riferendosi ai requisiti per proporre offerte alternative a Show Bees, alcuni dei quali molto restrittivi, che riducono sensibilmente la platea dei possibili interessati. «I tempi sono molto ristretti», ha continuato Rizzo: «Voglio evitare che si determinino situazioni in cui non c'è sostanzialmente concorrenza, vince la persona che deve vincere».

Altro tema, il futuro di chi lavora all'Arcimboldi: «Per me è rilevante la tutela dei lavoratori. La cessione si può fare - ha affermato Rizzo - ma uno non si prende solo il contratto con il Comune. Si deve prendere i lavoratori che operavano, e non solo quelli a tempo determinato. Chi si fa carico della questione di chi lavorava tramite cooperative? Vorrei la garanzia che l'operazione non danneggi i lavoratori e non si trasformi nemmeno in un danno per la città».

La replica: «60 giorni per valutare l'offerta»

A Rizzo ha replicato l'assessore alla cultura Filippo Del Corno, che già durante l'intervento di Rizzo lo aveva interrotto più volte, puntualizzando anzitutto che non si parla di «nuovo bando» perché il bando vigente prevede la possibilità di cedere il ramo d'azienda da parte di chi oggi ha in gestione l'Arcimboldi, e il Comune di Milano avrà 60 giorni di tempo per valultare «la congruenza e la coerenza» rispetto ai termini previsti dal bando in vigore. La valutazione si limiterà, comunque, alla rispondenza ai requisiti tecnici.

Sulla tutela dei lavoratori, Del Corno ha aggiunto che Show Bees ha già avuto un tavolo di confronto con i sindacati e si è impegnato ad assumere i lavoratori della Servizi Teatrali. Si tratta di un requisito "minimo", che riguarda sei lavoratori (tre amministrativi e tre tecnici), la cui assunzione è prevista nell'avviso pubblico della Fondazione I Pomeriggi Musicali (avviso che riprende il contratto con Show Bees ma che impegna anche chi volesse presentare offerte migliorative), mentre per quanto riguarda i lavoratori delle cooperative nulla è scritto e Del Corno non ne ha parlato.

Infine l'assessore ha voluto rassicurare che, diversamente dai casi dei negozi della Galleria, per i quali la cessione di ramo d'azienda tra chi se ne andava e chi subentrava di fatto non consentiva al Comune di Milano di fare una nuova gara e valorizzare il negozio stesso, in questo caso Palazzo Marino non avrebbe un interesse a «valorizzare la concessione dal punto di vista economico».

Che cosa prevede l'avviso pubblico

La cessione di ramo d'azienda porterà alle casse della Fondazione I Pomeriggi Musicali almeno 580 mila euro di cui 180 mila subito e il resto in cinque anni senza interessi. Così prevede il contratto stipulato il 17 febbraio con Show Bees. La legge però obbliga, in questo caso, a diffondere un avviso pubblico per ricevere altre offerte migliorative sul prezzo e/o sulla modalità di pagamento. E così ha fatto la Fondazione.

Tra i requisiti indicati per presentare offerte alternative, particolarmente restrittiva è la richiesta di avere gestito - negli ultimi tre anni - una sala da spettacolo da almeno 1.800 posti. In Italia ce ne sono pochissime, il che esclude la maggior parte dei produttori o gestori teatrali del nostro Paese.

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