Dopo sei anni di restauri rinasce la Sala delle Asse: il capolavoro di Leonardo nel Castello

Leonardo dipinse il capolavoro del Castello dopo aver terminato il Cenacolo

Il rendering del progetto

Dopo sei anni di studi e restauri riapre al pubblico la Sala delle Asse, il più importante ambiente del Castello Sforzesco di Milano che porta la firma di Leonardo Da Vinci. Durante i restauri sono state trovate nuove tracce sulle pareti della sala che si trova al piano terra del torrione nord-orientale. Una ulteriore scoperta, dopo quella della Sala stessa alla fine dell’Ottocento, che rivela una nuova geografia del progetto di decorazione ideato da Leonardo e che sarà la base di nuovi studi sul genio vinciano.

L'ambiente che porta la firma di Leonardo si può ammirare fino al 12 gennaio 2020. Attraverso l'installazione multimediale "Sotto l’ombra del Moro", i visitatori vengono guidati nella lettura dello spazio integrale della Sala, spostando l’attenzione dalla volta alle pareti laterali, e scoprono come Leonardo abbia qui sviluppato il suo concetto di imitazione della natura tanto da immaginare un sottobosco e, al di là degli alberi, case e colline all’orizzonte: dalla stanza del duca Sforza al territorio da lui governato; si può comprendere il significato della Sala delle Asse nel Rinascimento e le sue complesse vicende storiche e conservative.

La storia del Castello Sforzesco e della sua Sala più nobile

La Sala delle Asse ha necessariamente seguito, negli ultimi cinque secoli di storia, la stessa tormentata sorte del Castello, ricostruito su ordine degli Sforza a metà del Quattrocento come ampliamento del visconteo Castello di Porta Giovia. Per trasformarlo in luogo di delizie, invece che roccaforte militare, gli Sforza assoldarono i migliori architetti e le migliori intelligenze del Rinascimento: Donato Bramante, il Filarete, Bartolomeo Gadio, il Bramantino e, appunto, Leonardo da Vinci. Passato ai Francesi (nel 1500), agli Spagnoli (nel 1535), agli Austriaci (nel 1714) e poi ancora ai Francesi di Napoleone (nel 1796) per tornare agli Austriaci (nel 1815) e finalmente al Regno d’Italia (nel 1861), il Castello fu utilizzato come caserma e come stalla, e la Sala delle Asse fu adattata ai diversi usi che la guerra impone, così che la decorazione progettata da Leonardo venne coperta da strati su strati di calce.

Ma la certezza documentale che Leonardo avesse lavorato in quella Sala nel 1498 su incarico di Ludovico il Moro, poco dopo aver terminato il Cenacolo, fece sì che durante la ricostruzione del Castello, terminata nei primissimi anni del Novecento, si scoprisse una straordinaria radice (detta Il Monocromo perché disegnata a carboncino) alla base di un grande, illusionistico, pergolato di diciotto alberi di gelso, legati con corde annodate, che si intrecciano sulla volta della Sala sorreggendo uno stemma e le targhe sforzesche. L’attribuzione a Leonardo del Monocromo avvenne solo negli anni Cinquanta, durante un restauro "integrativo" della decorazione della volta, perché inizialmente era stato ritenuto un intervento seicentesco, slegato dal progetto pittorico originario che occupava tutto il soffitto della Sala. Il cantiere di studio e restauro - aperto nel 2013 per iniziativa del Castello e sospeso per sei mesi solo in occasione di Expo Milano 2015 - ha portato alla luce nuovi segni del disegno preparatorio di Leonardo, nel quale anche il Monocromo si inserisce perfettamente: tronchi, rami, paesaggi all’orizzonte, che definiscono un progetto colossale che occupa ogni centimetro della vasta Sala (15x15 metri per oltre 10 di altezza), trasformandola in un gigantesco trompe l’oeil.

Nessuno, a parte gli addetti ai lavori, ha ancora potuto osservare da vicino le nuove tracce di disegno preparatorio affiorate dai restauri, ma l’allestimento della Sala durante questi otto mesi di apertura eccezionale permetterà di vedere a distanza molto ravvicinata il Monocromo, che è stato anch’esso oggetto di un accurato restauro, grazie a una tribuna montata a ridosso della parete che lo ospita; mentre l’installazione multimediale “Sotto l’ombra del Moro” aiuterà a comprendere la regia complessiva dell’ambiente immaginato da Leonardo da Vinci.

La pergola di Leonardo nel cortile del Castello Sforzesco

La “Pergola di Leonardo” è la riproduzione dal vero in scala 1:2 della gigantesca decorazione della Sala: una vera e propria architettura vegetale costituita da giovani alberi di gelso che cresceranno con il tempo fino a raggiungere, nell’arco di tre stagioni circa, l’intera copertura della struttura in legno che ora sostiene gli alberi. La Pergola sarà un richiamo permanente all’opera di Leonardo per i milioni di visitatori che attraversano ogni anno le corti del Castello.

Il gelso è stato scelto da Leonardo, con ogni probabilità, sia perché riproduceva il paesaggio tipico di buona parte del territorio dominato dagli Sforza, dove l’industria serica era la più importante del Ducato e gli alberi di gelso erano necessari all’alimentazione del baco da seta; sia perché il nome scientifico del gelso è morus (dal latino) e la decorazione della Sala era stata commissionata da Ludovico il Moro, appunto, per trasformare l’ambiente alla base della Torre Falconiera in un salone di rappresentanza che celebrasse la sua figura come sostegno dello stato sforzesco. Camera dei Moroni, infatti, è il nome attribuito alla Sala dopo l’intervento di Leonardo, come si è scoperto recentementenei documenti. Mentre, prima dell’intervento di Leonardo, e sempre in base ai documenti d’archivio, la Sala era ricoperta da “asse”, da cui il nome attribuito dopo la sua riscoperta a fine Ottocento.
 

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