Scala, salta ingresso dei sauditi in cda. Il sindaco: "Restituiremo l'anticipo"

Si conclude una vicenda che aveva suscitato un vespaio di polemiche

I sauditi non entreranno più nel consiglio d'amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala, e i fondi già arrivati (in anticipo rispetto alle comunicazioni al consiglio stesso) verranno restituiti: si tratta di 3 milioni di euro depositati presso un notaio milanese. Lo ha riferito il sindaco di Milano (e presidente del cda) Beppe Sala al termine della riunione dei consiglieri. «In questo momento l'ingresso nel cda dei sauditi non lo riteniamo fattibile. Se si riparte, si riparte dalla collaborazione tecnico-artistica», ha aggiunto il sindaco.

«Non è che non si parla coi sauditi - ha poi dichiarato Sala - perché, se facessimo l'elenco di una serie di Paesi con i quali non si parla per ragioni legate ai diritti, sarebbe probabilmente un elenco lungo». Sì, quindi, al dialogo e alla collaborazione tecnico-artistica, ma no all'ingresso nel consiglio d'amministrazione della Scala da parte di un Paese con evidenti e noti problemi sui diritti. 

Si chiude, quindi, una questione che aveva suscitato un vespaio di polemiche quando era stato reso noto il possibile ingresso del governo saudita (forse attraverso il principe Badr, ministro della Cultura) nel consiglio d'amministrazione in "cambio" di 15 milioni di euro in tre anni. 

Sauditi alla Scala, Sala "grazia" Pereira

L'operazione era già in cantiere il 7 dicembre 2018, giorno dell'ultima Prima, quando Badr si presentò a Milano ed ebbe un colloquio con il sovrintendente della Scala (in scadenza) Alexander Pereira, su iniziativa ancora non del tutto chiara ma, forse, secondo le parole dello stesso Pereira, di Max Ferrari, consigliere del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Che, però, ha preso nettamente le distanze dall'operazione, affermando anche che Pereira si era comportato «da licenziamento» proprio per via dell'anticipo di denaro prima che il consiglio d'amministrazione fosse venuto a conoscenza dell'accordo in divenire.

Video: Sala, "Pereira è stato ingenuo ma rimane al suo posto"

Nel giorno in cui la vicenda si chiude, Sala (che si era molto arrabbiato con Pereira per avere parlato prima di lunedì 18) ha confermato, comunque, che il cda non ha sfiduciato il sovrintendente Alexander Pereira: «Nemmeno il rappresentante della Regione, Philippe Daverio, lo ha sfiduciato», ha spiegato il sindaco. «Sui fondi sauditi, Pereira si è mosso con il suo riconosciuto attivismo e con la sua riconosciuta buona volontà, ma è stato ingenuo nel gestire un'operazione che fin dall'inizio chiaramente avrebbe suscitato polemiche», è il giudizio di Sala sull'operato del sovrintendente.

No ai sauditi alla Scala, reazioni politiche

Dal mondo politico sono arrivate reazioni positive allo "stop" ai sauditi. «Prima di prendere finanziamenti da Paesi che i problemi li hanno avuti o creati nel passato o nel presente, bisogna andarci molto molto attenti, perché ritengo che i fondi per la Scala possono arrivare da tanti, ma non da tutti», è il commento del vice presidente del consiglio (e leader della Lega) Matteo Salvini ai microfoni di RTL: «Questo vale per la Cina, come per l’Arabia Saudita. Il rispetto dei diritti umani in un paese con cui faccio accordi è parte rilevante per me, da uomo prima che da ministro, e quindi non si può andare in piazza per difendere i diritti umani e poi fregarsene se qualcuno in quei paesi non è libero».

«Non tutto si può comperare con i soldi, a partire dalla cultura. Il Tteatro alla Scala deve rimanere patrimonio della storia culturale di Milano e dell’Italia. Cosa c’entravano i sauditi?», plaude Viviana Beccalossi, consigliera regionale del gruppo misto: «Milano in questi anni ha confermato la sua vocazione internazionale aprendo i suoi progetti di sviluppo a capitali stranieri. Ma qui stiamo parlando della Scala. Su questi temi non ci possiamo permettere colonizzazioni a suon di bonifici».

«Non è accettabile che il consiglio comunale sia considerato un nulla quando si discute di temi importanti per la città», ha dichiarato il consigliere comunale di Milano in Comune (sinistra radicale) Basilio Rizzo in aula lunedì pomeriggio: «Abbiamo chiesto ripetutamente che se ne discutesse in una riunione o in commissione, con il sindaco, ma non si è fatto. Possibile che si consideri il consiglio comunale solo come un luogo per ratificare decisioni prese altrove, fatto da persone che mostrano fedeltà alla giunta, se in maggioranza, oppure opposizione se in minoranza?».

"Si faccia chiarezza su Khashoggi"

«Giusta la decisione di restituire i soldi già versati dall’Arabia Saudita», si unisce Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico: «Questo è un segnale per dire che non si può collaborare in ambito culturale tra istituzioni pubbliche italiane e saudite finché il caso Khashoggi non sarà chiarito. Tra l’altro le modalità con cui tutto ciò è avvenuto, cioè la trattativa fatta all’oscuro e il deposito dei 3 milioni, sono state davvero antipatiche e arroganti».

Quartapelle fa riferimento al caso del giornalista saudita Jamal Khashoggi, autoesiliatosi a settembre 2017 e scomparso il 2 ottobre 2018 dopo essere entrato nel consolato saudita a Istanbul. Inizialmente l'Arabia Saudita dichiarò che il giornalista si era regolarmente allontanato dall'ingresso posteriore (mentre la fidanzata lo aspettava alla porta principale con l'indicazione di denunciarne la scomparsa se non si fosse rifatto vivo entro 4 ore), poi ammise la morte di Khashoggi ma la giustificò con una colluttazione all'interno dei locali del consolato. La polizia turca è invece convinta che l'uomo sia stato assassinato in modo premeditato.

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