Sequestro del Cinemino, Sala: "La chiusura è una perdita, cercheremo di aiutare"

Il sindaco di Milano interviene dopo la chiusura del locale, a cui è contestato di essere una fittizia associazione non lucrativa e la mancanza di alcune misure di sicurezza

Il locale sotto sequestro

E' intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala sulla chiusura del Cinemino di via Seneca (Porta Romana) da parte della polizia: la questura ritiene che l'attività sia di fatto imprenditoriale anche se gestita ufficialmente da una associazione culturale. "Vedremo cosa si può fare per aiutare", ha dichiarato Sala spiegando di avere chiesto a Filippo Del Corno, assessore alla cultura, di incontrare al più presto i gestori. "La chiusura del Cinemino non sarebbe una cosa positiva per la città", ha aggiunto il sindaco.

"Purtroppo a volte bisogna prendersela più con le leggi che con i funzionari che le fanno applicare", ha poi dichiarato Sala: "In questo caso ci sono due questioni, una che riguarda la sicurezza e l'altra riguarda invece la vendita in contemporanea della quota annuale e del biglietto. Quella del Cinemino è una iniziativa meritoria ma le regole sono regole".

"Attività imprenditoriale"

Il sequestro del locale (un micro cinema d'essai aperto a febbraio 2018 grazie anche ad una sottoscrizione online) è avvenuto nel pomeriggio del 17 ottobre da parte della divisione polizia amministrativa in seguito ad un controllo effettuato insieme ai vigili del fuoco. La questura di via Fatebenefratelli ha riferito che l'accesso alle 75 poltrone del cinema avveniva previa associazione al circolo "SeiSeneca", che poteva essere effettuata anche al momento dell'ingresso, al costo di 3 euro (per la tessera) e 5 euro (per il biglietto del cinema).

Già in passato diversi locali gestiti da associazioni senza scopo di lucro hanno avuto problemi proprio per questa concomitanza: diverse sentenze del Tar e della Cassazione spiegano che il rilascio "indiscriminato" della tessera nel momento stesso dell'entrata, talvolta senza aggiornare in tempo reale il libro dei soci né chiedere un documento identificativo, è sufficiente a considerare il locale non un circolo privato ma un pubblico esercizio. 

Parrebbe questo uno dei due punti su cui la questura basa la chiusura del Cinemino, stando alla nota divulgata. Ma via Fatebenefratelli ha anche spiegato (e questo è il secondo punto) le presunte carenze riscontrate dai vigili del fuoco, come la presenza di scaffali con materiale infiammabile (bottiglie di alcolici) vicinissimo alla sala di proiezione, un'unica uscita di sicurezza, carenza di cartellonistica relativa agli estintori. 

"Tenuto conto delle gravi carenze in materia di sicurezza, al fine di non consentire ulteriore reiterazione del reato, la Squadra amministrativa della divisione polizia amministrativa ha proceduto al sequestro preventivo della struttura ed al deferimento alla competente autorità giudiziaria del presidente dell'associazione per l’apertura di un locale pubblico in assenza della verifica sull’agibilità da parte dell’Autorità di Pubblica Sicurezza", conclude la questura.

"Ma noi siamo associazione culturale"

Il Cinemino, dal suo canto, prova a difendersi. Anzitutto tenendo aperto il bar, dove anche sabato 20 ottobre è previsto un evento (alle 17 la presentazione del libro "I sogni del signor Rossi", con Bruno Bozzetto, Maurizio Nichetti e Edoardo Vigna). E poi provando a spiegare, su Facebook, la propria buona fede: "Non siamo e non siamo mai stati un locale di pubblico spettacolo, l'accesso in sala è consentito solo ai soci", si legge. 14 mila per l'esattezza, che hanno assistito alla proiezione di oltre 900 film in 9 mesi per non dire degli incontri, conferenze e anteprime organizzate in via Seneca. 

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