Scala e sauditi, parla Pereira (e fa arrabbiare il sindaco): "L'incontro alla Prima, poi la trattativa"

Il sovrintendente conferma sostanzialmente l'accordo in corso per fare entrare un rappresentante saudita nel cda del Teatro in "cambio" di 15 milioni in tre anni

La Scala

Rischia di saltare il finanziamento di 15 milioni di euro in tranche da 5 milioni all'anno dei sauditi al Teatro alla Scala (e il conseguente ingresso nel consiglio d'amministrazione della Fondazione). Il sovrintendente in scadenza Alexander Pereira ha "rotto" la consegna del silenzio, anche perché sta "contando" amici e nemici in vista della (improbabile) riconferma. Dietro il palcoscenico, insomma, si sta consumando una lotta di potere che sicuramente non fa bene al Teatro, sauditi o non sauditi.

La mossa di Pereira di parlare è apertamente contro il sindaco di Milano Beppe Sala, che di diritto è anche presidente del consiglio d'amministrazione, e potrebbe peggiorare ulteriormente la sua situazione. Anche perché Sala (raccontano i bene informati) sarebbe letteralmente furioso con lui. 

Parlare troppo, in questi casi, non fa bene. Certi accordi vivono sul riserbo, mentre il troppo dire li fa naufragare. E il sindaco è preoccupato che, alla fine, salti tutto. Il sovrintendente (bisogna dirlo, non senza ragione) aveva spiegato che, se quei 15 milioni non arriveranno a Milano, arriveranno da qualche altra parte. L'Arabia Saudita è impegnata nel maquillage, con un piano di sviluppo che guarda al 2030 puntando molto su cultura e turismo. 

Sauditi in cda Scala: il sindaco aveva ordinato il silenzio

La rabbia fredda del sindaco Beppe Sala contro il sovrintendente della Scala Alexander Pereira. 'Reo' di aver parlato del dossier finanziamenti arabi quando l'ordine di scuderia era il silenzio, dicendo tra l'altro che "è stata la Lega a portare i Sauditi dentro la Scala, qualcuno vuole farmi fuori". Parole che, oltre a incrinare ulteriormente i rapporti con il sindaco, che del cda della Scala è presidente, mettono a serio rischio, se non mettono una pietra tombale, la finalizzazione dell'accordo da 15 milioni di euro in tre anni nelle casse del Piermarini. Lo dice chiaro, Sala: "Certo è, per come si stanno mettendo le cose, ritengo non semplice, dal punto di vista politico, la finalizzazione dell'accordo".

La partita dei soci sauditi: il commento di Sala | Video

Il "divieto" di parlare, Sala lo aveva formalizzato con una lettera a tutti i membri del consiglio d'amministrazione, nel quale ovviamente siede anche Pereira, fino al 18 marzo, quando è convocata una riunione straordinaria. Passa quasi in secondo piano l'aperta citazione della Lega come forza politica da cui sarebbe arrivato il "la" per l'ingresso dei sauditi. 

Il giornalista leghista

Pereira ha citato Max Ferrari, leghista varesino di lungo corso (è stato anche direttore di TelePadania), considerato uomo di fiducia del governatore lombardo Attilio Fontana (che di Varese è stato sindaco). Secondo la versione di Pereira, Ferrari era venuto a sapere che la compagnia petrolifera saudita Aramco avrebbe voluto collaborare col Teatro alla Scala e che il principe Badr, attuale ministro della Cultura, si era mostrato favorevole a un qualche accordo.

Così Badr è venuto alla Scala per la Prima del 7 dicembre 2018 e in quell'occasione, rivela il sovrintendente, i due hanno parlato a lungo per approfondire eventuali collaborazioni. Si profilerebbe un accordo come quello che ha portato il Louvre ad aprire una sede a Abu Dhabi. Del resto nel 2018 l'Arabia Saudita ha avviato la costruzione del suo primo teatro d'opera nell'ambito di una politica da 64 miliardi di dollari nell'industria dell'intrattenimento da investire in 10 anni, che riguarderà anche i cinema. Questi ultimi erano banditi da 35 anni, gli spettacoli d'opera da 20 anni. Dopo l'incontro a Milano di dicembre, Pereira e Badr, secondo quanto riferisce ancora il sovrintendente, si sono visti in Arabia Saudita per iniziare la trattativa. 

Le polemiche politiche e le difese artistiche

In questi giorni la politica si è apertamente schierata contro l'accordo coi sauditi. E la polemica è stata bipartisan, coinvolgendo sia Maurizio Gasparri di Forza Italia (che ha presentato un'interrogazione al ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli) sia Lia Quartapelle del Partito Democratico (di cui è responsabile nazionale esteri) sia qualche esponente della stessa Lega, che smentisce seccamente la ricostruzione del sovrintendente.

"Pereira ha deciso di intraprendere in autonomia un pericoloso percorso di 'svendita' del più importante teatro mondiale", attacca Alessandro Morelli, salviniano di ferro, deputato della Lega e consigliere comunale a Milano: "Chi promuove progetti culturali internazionali per la Scala fa un bene al teatro e alla città di Milano, chi invece intende mettere sul ‘mercato’ la nostra eccellenza è un mercante che non merita di rappresentare la nostra meraviglia in Italia e all'estero".

Per Morelli, il sovrintendente ora "accusa chiunque pur di distogliere l'attenzione dalle sue malefatte ma questo ne certifica le responsabilità e la mancanza dei valori necessari per guidare la nostra Scala. Ora il sindaco dovrebbe urlare alla città e al mondo il licenziamento in tronco di Pereira. Capisco le difficoltà di Sala di riconoscere pubblicamente quanto avvenuto, ma spero che almeno stavolta non prevalga la salvaguardia dell'immagine del sindaco sugli interessi di Milano e dell'Italia".

Allo stesso tempo, dal mondo artistico e dello spettacolo si è parlato apertamente di ipocrisia e di indignazione "a corrente alternata". Per esempio Guido Talarico su InsideArt fa notare che l'interscambio annuale tra Italia e Arabia Saudita è di 4 miliardi con un saldo (attivo per l'Italia) di circa un miliardo: "Avete mai sentito qualcuno protestare contro questa relazione commerciale?". Secondo Talarico, l'indignazione si nasconde sotto il tappeto se si parla di relazioni economico-produttive e/o commerciali, mentre la si fa emergere quando c'è di mezzo la cultura, l'arte, lo spettacolo. Quando invece proprio a partire dalla cultura è possibile afforntare (meglio che su altri piani, perché la cultura tocca le coscienze) i cambiamenti necessari al rispetto, per esempio, dei diritti umani.

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