Il colosso dei trattori non si ferma: Pregnana rischia di chiudere, 370 rischiano il posto

Il colosso italoamericano, durante il tavolo al Mise, ha ribadito la sua intenzione di proseguire con il piano di riorganizzazione aziendale

Nessun passo indietro da parte di Cnh. Il colosso italo statunitense che produce macchine per l'agricoltura e mezzi pesanti ha comunicato che vuole procedere sulla sua strada di riorganizzazione aziendale. E ciò ha solo un significato per lo stabilimento di Pregnana: la chiusura. Il dato è emerso nella giornata di lunedì 28 ottobre durante l'incontro tra azienda e sindacati al Ministero dello sviluppo economico. 

Lo stabilimento di Pregnana perché chiude

La riorganizzazione, come hanno fatto sapere i sindacati, è parte del piano "Transform 2 Win" con cui Cnh Industrial punta allo Spin-off di on-Highway da off-Higway nel 2021. "Il piano della proprietà annunciato dal suo amministratore delegato ha come obiettivi: aumentare in 5 anni il fatturato ad un tasso del 5% annuo; aumentare il margine Ebit all'8% del 2022 e del 10% nel 2024; aumento del rendimento delle attività industriali al 20%", ha affermato in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore automotive.

Lo stabilimento di Pregnana, nello specifico, è destinato a chiudere perché l'azienda vuole trasferire tutta la produzione a Torino. E secondo i sindacati tra Piemonte e Lombardia sarebbero 370 le persone che potrebbero perdere il posto: "gli esuberi previsti complessivamente tra Piemonte e Lombardia sono solo per i diretti di almeno 370, senza contare i lavoratori dell’indotto e in somministrazione che oggi sono impegnati al lavoro", ha spiegato De Palma.

"Non accettiamo il trasferimento delle attività e la conseguente scomparsa del sito industriale, per questo ci batteremo in ogni piazza e in ogni sede istituzionale - ha commentato Roberta Turi, segretaria di Fiom Milano -. Non c'è nessuna possibilità che lo stabilimento sopravviva senza Cnh, l'azienda vuole spostare la produzione a Torino e se andasse via porterebbe con sé macchinari e commesse. Nessun imprenditore comprerebbe mai uno stabilimento vuoto".

La soluzione dei sindacati per salvare gli stabilimenti

La Fiom ha fatto sapere di ritenere "indispensabile un confronto con azienda, Regioni e governo per cambiare il piano industriale a partire da due elementi imprescindibili: il mantenimento della capacità industriale e dell’occupazione; e che inoltre il cambiamento tecnologico di digitalizzazione e green non sia pagato dall’occupazione".

Per giovedì 31 ottobre Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero generale di 2 ore a livello nazionale "per fermare le crisi industriali e occupazionali, far partire gli investimenti, riformare gli ammortizzatori sociali e per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro". Sempre nella giornata di giovedì, davanti allo stabilimento di via Vanzago a Pregnana, è prevista una assemblea pubblica.

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