Riso della Cambogia, la Lombardia vuole i dazi europei: «Non beffate i nostri agricoltori»

Attualmente la Cambogia, come Paese meno avanzato, può esportare riso e altri prodotti in Ue senza dazi

Piemonte e Lombardia schierate insieme per "combattere" il riso della Cambogia a livello di Unione Europea. Attilio Fontana e Fabio Rolfi, presidente e assessore all'agricoltura di Regione Lombardia, insieme a Alberto Cirio e Marco Protopapa, i loro "omologhi" piemontesi, hanno scritto in tal senso al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e al commissario europeo all'agricoltura, l'irlandese Phil Hogan.

La richiesta è quella di far sì che il riso non sia più un prodotto per il quale gli esportatori cambogiani godono di "preferenze tariffarie". Si tratta di un provvedimento a favore dei Paesi meno avanzati, che prevede l'esenzione dai dazi per l'import in Unione Europea. Nel 2018, per la Cambogia, questa esenzione si è attestata a 5,3 miliardi di euro. Ma le tariffe "preferenziali" non sono senza condizioni. Occorre infatti che il Paese beneficiario rispetti alcune convenzioni sul lavoro e sui diritti umani. La Commissione europea, nel 2019, ha intrapreso un monitoraggio della situazione in Cambogia contestando proprio gli insufficienti progressi sui diritti politici, i diritti del lavoro e alcune questioni legate alla proprietà terriera. In particolare, il politico di opposizione Kem Sokha è stato interdetto dall'attività politica; il principale partito d'opposizione è stato sciolto dalla Corte Suprema e ora la Cambogia è uno Stato a partito unico di fatto.

«Beffa per i risicoltori lombardi» 

Per la Cambogia, il riso rappresenta il 3% delle esportazioni in Unione Europea; ma d'altra parte il riso cambogiano è il primo riso lavorato extra Ue. Secondo quanto dichiarano Fontana e Rolfi, la Commissione europea intenderebbe "graziare" il riso della Cambogia reintroducendo dazi d'ingresso solo per altri prodotti. «Sarebbe una beffa per i nostri risicoltori. In Lombardia abbiamo ben 94.000 ettari coltivati a riso, il 42% del totale nazionale. Il riso rappresenta circa il 10% della superficie agricola utilizzata in Lombardia, con la provincia di Pavia e la zona sud del Milanese come aree più interessate», spiegano Fontana e Rolfi.

«Non possiamo permettere - continuano - che i nostri agricoltori e i nostri prodotti, che eccellono nel mondo per qualità e sicurezza alimentare, vengano messi fuori mercato in Europa da prodotti ottenuti con il lavoro minorile, senza il rispetto dei diritti dei lavoratori e con l’utilizzo di pesticidi da noi vietati, quindi senza la stessa attenzione che viene richiesta ai nostri produttori verso l’ambiente e la salute umana». I vertici di Piemonte e Lombardia, per rendere più incisiva l'azione, stanno preparando una iniziativa a Bruxelles a cui aderirà anche l'Ente Nazionale Risi.

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