Madre licenziata in tronco da Ikea perché non rispetta i turni: "Ma me li hanno cambiati loro"

Il sindacato accusa: "Gli orari sono stati cambiati unilateralmente dall'azienda". La storia

Ogni giorno, per diciassette anni, ha rispettato gli orari. Si è presentata a lavoro e ci è rimasta fino a quando doveva senza mai creare problemi. Eppure a Marica - trentanove anni, milanese - sono bastate due giornate “storte” - ampiamente “preannunciate” all’azienda - per vedersi arrivare a casa una lettera di licenziamento in tronco. La firma sul foglio era quella di Ikea, che ha motivato la decisione con una “mancanza di fiducia” nei confronti della dipendente. Quella stessa dipendente - racconta a MilanoToday Marco Beretta, segretario generale della Filcams Cgil Milano - che oltre a essere lavoratrice è mamma, separata, di due bambini: uno di dieci anni e uno di quattro, disabile. 

I problemi, ricostruisce lo stesso sindacato, sono iniziati qualche mese fa. A Marica, che ha sempre lavorato al reparto bistrot dell'Ikea di Corsico viene proposto il trasferimento al reparto ristorante: lei accetta, ma chiede che possa mantenere gli stessi orari - dalle nove del mattino fino a fine turno - perché ha problemi coi piccoli. L'azienda - spiega Beretta - accetta, ma dopo alcune settimane "decide di modificare unilateralmente i turni", spostando l'ingresso alle 7 del mattino. 

"Abbiamo chiesto diversi incontri per risolvere la situazione, anche perché era stata proprio a Ikea a dirci che non ci sarebbero stati problemi nel mantenere gli stessi orari - assicura il sindacalista -, ma l'azienda non ha mai risposto ai nostri solleciti". Marica, proprio per problemi di "gestione" dei bimbi, per due giorni si presenta al lavoro alle 9 - rispettando il suo vecchio turno - e dopo una settimana arriva la doccia fredda: licenziamento per "mancanza di fiducia" dopo diciassette anni di lavoro senza - sottolinea Beretta - "mai una contestazione, né un richiamo". 

Il licenziamento, già effettivo, ha colpito tutti i lavoratori del negozio di Corsico, che martedì hanno risposto con un'assemblea e due ore di sciopero. "Il blocco doveva essere di un'ora - spiega il segretario di Filcams -, ma quando l'azienda ha detto ai dipendenti di non parlare con noi, loro hanno reagito allungando lo stop di un'altra ora". La protesta, però, non si fermerà qui. "Abbiamo già chiesto il reintegro - evidenzia Beretta - e siamo pronti a ricorrere alle vie legali". 

Il 5 dicembre, proprio per mostrare solidarietà a Marica, il Filcams ha organizzato un presidio all'esterno dello store di Corsico. "Servirà - conclude Beretta - anche per sensibilizzare i clienti su questa brutta storia". 

Ikea - ha fatto sapere l'azienda in una nota - "sta svolgendo tutti gli approfondimenti utili a chiarire compiutamente gli sviluppi della vicenda" e "vuole valutare al meglio tutti i particolari e le dinamiche relative alla lavoratrice. Solo dopo aver completato questa analisi" - ha concluso il colosso svedese - l'azienda "commenterà le decisioni prese e le ragioni che ne sono alla base". 

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