Mamma con bimbi piccoli licenziata da Ikea, l'azienda: "Lavorava meno di 7 giorni al mese"

Ikea respinge le accuse: "Negli ultimi 8 mesi ha lavorato meno di sette giorni al mese"

Due giorni di orari non rispettati dopo diciassette anni di lavoro, secondo la dipendente. Otto mesi di problemi, disagi e disservizi, secondo l'azienda. Ikea esce allo scoperto e dice la sua sul caso di Marica Ricutti, la trentanovenne licenziata nei giorni scorsi dal negozio di Corsico per, aveva denunciato la Filcams Cgil, problemi nel far conciliare la vita privata - due bimbi piccoli, di cui uno disabile, a casa - e i turni di lavoro

I problemi, aveva ricostruito lo stesso sindacato, sono iniziati qualche mese fa. A Marica, che ha sempre lavorato al reparto bistrot dell'Ikea viene proposto il trasferimento al reparto ristorante: lei accetta, ma chiede che possa mantenere gli stessi orari - dalle nove del mattino fino a fine turno - perché ha problemi coi piccoli. L'azienda - aveva spiegato Beretta - accetta, ma dopo alcune settimane "decide di modificare unilateralmente i turni", spostando l'ingresso alle 7 del mattino. 

A quel punto, dopo un presunto silenzio di Ikea, Marica in due occasioni avrebbe deciso di rispettare i vecchi orari e per questo sarebbe stata licenziata. Un licenziamento, avvenuto per "mancanza di fiducia", che ha convinto i colleghi a indire uno sciopero per il prossimo 5 dicembre proprio in segno di solidarietà verso la trentanovenne. 

La verità di Ikea, però, è ben diversa. "L’azienda - ha spiegato il colosso svedese mercoledì sera in una nota - si è sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni, per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro", ma - continua l'azienda - "negli ultimi otto mesi la signora Ricutti ha lavorato meno di sette giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio". 

"Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice - per sua stessa ammissione - si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo - sottolinea Ikea - in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili. Di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento - prosegue la nota - la signora Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione". 
 
"Sulla base dei propri valori, del rispetto dovuto alla totalità dei propri collaboratori e della cura dei propri clienti, Ikea, pur avendo fatto il possibile per andare incontro alle richieste della lavoratrice, ha ritenuto non accettabili comportamenti di questo tipo che hanno compromesso la relazione di fiducia. Alla luce di questa insostenibile situazione - conclude Ikea - l’azienda è giunta alla decisione - che viene definita difficile quanto necessaria - di interrompere il rapporto di lavoro".

Marica, sostenuta dal sindacato, ha però già chiesto il reintegro e si è detta pronta a ricorrere alle vie legali. 

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