«Recuperare il Naviglio vale (al minimo) 8 milioni e mezzo»

Successo per la "Discesa del Naviglio grande" di Milanodavedere. Paesaggi (nascosti) mozzafiato da Cuggiono alla darsena. Un corso d'acqua che, riscoprendolo, varrebbe anche tantissimo d'indotto

Un momento della serata al Bobino club (foto Rovellini)

Elio Borgonovi, ordinario di Analisi delle politiche e Management pubblico in Bocconi, non fa troppo il difficile. Non usa complessi termini economici, non s'inerpica in business plan e grafici. Potrebbe. Ma non lo fa. Anche parlando con l'eloquio della casalinga di Voghera (stavolta di Cuggiono, va') si capisce che l'affare conviene. Ed è da cogliere. Immediatamente.

"In uno studio compiuto con alcuni miei ragazzi - sottolinea il docente - abbiamo stimato in circa 11 milioni e mezzo le presenze annue a Milano: vacanze, lavoro, convegni, fiere. Calcoliamo al ribasso: mettiamo che, di questo numero, l'1% si fermi una mezza giornata in più. Questo tempo lo passa a fare il turista sul Naviglio: abbiamo stimato, sempre mantenendoci con numeri molto prudenziali, un giro d'affari di circa 8 milioni di euro. Con due milioni e mezzo di valore aggiunto". 

Fiumana di denaro. Molti soldi in più all'economia meneghina. Se si fermasse il 5% dei visitatori a Milano, il giro d'affari, chiosa Borgonovi, "salirebbe a 41 milioni di euro". Varrebbe la pena, quindi, investire nel Naviglio? Decisamente sì. 

Lo pensa con forza l'associazione Milanodavedere, che l'altro giorno, da Cuggiono alla darsena, ha compiuto la prima "discesa" in gommone. La giornata è stata descritta in una serata, alla presenza di un folto pubblico, da Bobino Club.

In due temerari, "armati" di macchina fotografica, videocamera e remi, hanno fotografato e filmato le bellezze dello specchio d'acqua più dimenticato dai milanesi. Il risultato? Ora cornici ottocentesche di ville, alberi in fiore e scorci mozzafiato, ora cascatelle e mulini, ora aperture sulla campagna e natura incontaminata che bacia le rive. La colonna sonora di sottofondo? Il silenzio, frammezzato da qualche cinguettìo. 

In sostanza, tutto quello che un milanese "cerca nella gita fuori porta alla domenica, magari sul lago", sottolinea Danilo Dagradi "demiurgo" del sodalizio e promotore dell'iniziativa. "Ma purtroppo - chiosa - in pochissimi sanno di avere queste bellezze a pochi chilometri da casa. Magari ci passiamo tutti i giorni, ma presi dalla frenesia del lavoro e della quotidianità, non ce ne accorgiamo. Eppure ci sono dei posti meravigliosi, che basterebbe poco per valorizzare".

L'intento dei ragazzi di Milanodavedere è proprio questo: riscoprire, con dei piccoli tour guidati da voci appassionate e competenti, gli angoli più nascosti della città e della provincia. Ma non per questo meno accattivanti.

La risposta dei milanesi - e di chi vie all'ombra del Duomo - è entusiasmante: in poco tempo la fan page Milanodavedere su Fb ha raggiunto migliaia di fan. E così il gruppo su Google Plus. "Mi viene rabbia - sorride Danilo - a pensare a tutti i soldi che i turisti gettano nella fontana di Trevi a Roma; a Milano, in Galleria, ogni giorno in tanti fanno tre giro di tacco sul toro antisfortuna: ma nessuno lascia la moneta!".

La scommessa, di Milanodavedere, è che prima o poi anche il toro dell'Ottagono si svegli. E che chieda l'obolo. Così il resto della città. Che sveli, lungo le sue rovine romane e il sinuoso sciabordio del Naviglio, il vestito oltre la moda e l'aperitivo.  

 

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