Serravalle, la "patata bollente": che fare dopo l'asta andata a vuoto?

Comune e provincia di Milano riflettono sul da farsi dopo che l'asta per la vendita delle quote di Serravalle detenute da Palazzo Marino è andata a vuoto

La Serravalle si sta trasformando in una vera patata bollente per le istituzioni milanesi. Oltre alla nota vicenda dell'acquisto (a prezzi gonfiati) di azioni della società che gestisce la Milano-Genova e le tangenziali milanesi da parte dell'allora presidente della provincia Filippo Penati, adesso ci si mette anche l'assenza di acquirenti per le quote di proprietà del comune.

L'asta, che scadeva il 6 settembre, è andata a vuoto: nessun offerente. E questo, per Pisapia, è un grosso guaio. Perché a bilancio sono già inseriti i 170 milioni di euro che dovevano arrivare dall'alienazione, e adesso occorre rimediare in fretta. "Purtroppo - ha spiegato ieri il sindaco - parte di quei fondi sono sulle spese correnti, come previsto nel bilancio che la precedente giunta ci ha lasciato. Questo potrebbe incidere sui servizi ai cittadini".

Qualcuno prima dell'estate l'aveva previsto. Manfredi Palmeri (Nuovo Polo), ad esempio, durante il dibattito sull'addizionale Irpef avevaE' ufficiale l'addizionale Irpef a Milano
„Prima di altri avevo segnalato la necessità d'intervenire - ha spiegato - su un bilancio che si fondava sulle variabili aleatorie“

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detto: "Prima di altri avevo segnalato la necessità d'intervenire su un bilancio che si fondava sulle variabili aleatorie", riferendosi alle quote di Sea e Serravalle che la giunta Moratti aveva messo a bilancio pensando di venderle. E non erano mancate accuse dal centrodestra a Tabacci, che aveva definito "rischiosa" la valutazione di 170 milioni per la quota di Serravalle: se parli così, gli aveva risposto il Pdl, non favorisci la vendita.

Intanto si affaccia la possibilità di uno scambio di quote tra provincia e comune di quote di Sea e Serravalle. La Sea è attualmente controllata dal comune, la Serravalle dalla provincia. In entrambi i casi l'altro ente ha una quota di minoranza. La cosa non è semplice perché il comune partecipa direttamente alle due società, la provincia attraverso la holding Asam. Occorre quindi studiare tutti i dettagli al fine di valorizzare le due partecipazioni.

Guido Podestà ha anche aggiunto che sarebbe necessaria una seria riflessione con il governo sui fondi per le infrastrutture. Il presidente della provincia ha ricordato che gli investimenti complessivi per opere legate alla società Serravalle (Tem, Bre.be.mi e Pedemontana) sono di quasi 8 miliardi di euro, e i capitali da mettere per provincia e comune non saranno inferiori a 2,5 miliardi: un impegno enorme per le due amministrazioni. "E' evidente - ha spiegato Podestà - che dovremo trovare partner a livello mondiale".

E poiché la provincia detiene il 53% di Serravalle in virtù del famoso "acquisto gonfiato" di Penati, Podestà non ha mancato di polemizzare col predecessore: "La prospettiva di fare ingenti investimenti doveva essere considerata da chi in passato ha comprato a valori che oggi il mercato non può sopportare". Dal Pd, col vicecapogruppo in provincia Roberto Caputo, un richiamo affinché Serravalle resti in mano pubblica: "Ma occorre prima fare chiarezza - ha spiegato l'ex esponente di Forza Italia poi passato al centro-sinistra - perché alla quota del comune si dicono interessati il Fondo Gamberale, la famiglia Gavio, un fondo estero e una banca italiana. Comprensibile che la prima asta sia andata deserta, ora però non si svenda un patrimonio".

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