Torre Velasca venduta agli americani di Hines: presto una ristrutturazione interna

Passa di mano l'iconica torre del centro. UnipolSai finalmente riesce a venderla

Torre Velasca

Passa da Unipol a Hines la Torre Velasca, uno dei palazzi più conosciuti di Milano, costruito negli anni '50 del XX secolo su progetto dello studio d'architettura BBPR. La torre, di 27 piani per 106 metri, si sviluppa su oltre 20 mila metri quadrati tra uffici, abitazioni (nei piani più alti) e negozi. Hines l'ha acquisita attraverso il fondo Hines Milan 1 Fund, di nuova costituzione, le cui quote appartengono al fondo Hines European Value e che sarà gestito da Prelios Sgr.

L'edificio sarà rinnovato e ammodernato completamente. Rimarrà a uso misto con prevalenza di uffici. Hines si occuperà anche di riqualificare piazza Velasca. «Questa acquisizione ci offre l'opportunità di dare nuova vita alla configurazione e agli interni ormai obsoleti, trasformando la Torre in uno spazio di lavoro moderno e contemporaneo», commenta Mario Abbadessa, country head del gruppo Hines in Italia. 

Negli anni Duemila fu acquisita dalla Fondiaria Sai, del gruppo Ligresti, e passò poi, come altre proprietà della galassia dell'immobiliarista siciliano, al gruppo UnipolSai, che ha tentato più volte di venderla. Tra i possibili acquirenti, in passato, Zhang Jindong, proprietario dell'Inter, che però ha offerto troppo poco. L'operazione di vendita a Hines varrebbe in tutto circa 200-220 milioni di euro.

Torre Velasca ha saputo dividere in "favorevoli" e "contrari" critici, architetti, intellettuali e semplici cittadini. Si può dire che "o la si odia o la si ama". Oltre ad alcune citazioni in libri, è apparsa in diverse pellicole cinematografiche. Nel 2012 il Daily Telegraph la inserì tra gli edifici più brutti del mondo.

Da un altro punto di vista, la Torre Velasca sembra un grattacielo in cima al quale è stato attaccato un pezzo di grattacielo più grande, e questa strana cosa lo fa sembrare simile alla torre di un castello costruito con il meccano, in una città giocattolo nel punto in cui un tempo passavano i buoi che trascinavano i morti della peste. (Aldo Nove, "Milano non è Milano")

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