Cho sung-hee efflorescence

Per la prima volta in Italia l'artista coreana Cho Sung-Hee che ha saputo coniugare con successo la tradizione artigianale della sua terra con una sensibilità artistica unica, attraverso la creazione di immagini visive e narrative straordinarie ottenute da una complessa relazione tra colori e texture.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

La rassegna che inaugura questa sera e sarà visitabile sino al 10 maggio, propone un nucleo di circa trenta opere, realizzate fra il 2014 e 2019 appositamente per gli spazi della Fondazione. In queste opere, molte delle quali monocromatiche, Cho Sung-Hee fa esplicitamente riferimento a quello che probabilmente è stato il più importante movimento artistico della Corea del tardo XX secolo, conosciuto con il nome di “Monochrome Art Movement” - fra i suoi principali esponenti Lee Ufan - che diede vita ad un'arte che esplora il colore, esamina la superficie, esprime la trama e le sfumature e contiene un'ampia varietà di emozioni, intenzioni e significati combinando le filosofie asiatiche con la formazione occidentale. Cho Sun-Hee ha studiato nella Corea del Sud, negli Stati Uniti e in Europa, sviluppando negli anni un’estetica a partire dalle opere iniziali più figurative fino agli ipnotici lavori astratti, i collage ai quali si dedica oggi. Il suo lavoro si ispira inizialmente alla natura e al mondo che ci circonda per creare meticolose opere astratte di grande fascinazione che evocano una serie di contrasti all’interno di quella che inizialmente appare come una superficie calma. Gli ultimi lavori, divisi tra monocromatici e policromi, sono il risultato di un lungo processo produttivo, che permette all’artista di creare solo un numero limitato di opere all’anno. Cho Sung-Hee lavora in maniera intricata utilizzando vari toni e numerosi strati, combinando il Hanji Coreano, una tradizionale carta di gelso, con la pittura ad olio, invece che utilizzarlo nell’archetipica associazione con l’inchiostro. Ogni frammento di carta Hanji è ritagliato e dipinto a mano, poi integrato nella più vasta composizione tridimensionale sulla superficie della tela. Per Cho Sung-Hee, Hanji è il materiale perfetto per creare lavori che catturino un’essenza e le permette di combinare la cultura e la filosofia della tradizione coreana con la propria narrativa personale. Colmando uno spazio che in origine era vuoto, Cho Sung-Hee aspira a ‘raggiungere l’armonia e trasmettere un senso di felicità’, creando una superficie che sembra un ‘vuoto’ I temi predominanti dei suoi lavori recenti sono suggeriti dai titoli delle sue opere d’arte. Le serie ‘Blossom’ e ‘Galaxy’ illustrano un’interesse per la crescita infinita e il potenziale di rinnovamento. Cho Sung-Hee si sforza di ottenere e suscitare l’armonia che emerge dal caos. I lavori che risultano diventano così un tableau spirituale di una meditazione profondamente radicata sulla natura stessa dell’esistenza, una fonte di energia che ci permette di accedere al ‘chi’, ossia la forza vitale. Le opere di Cho Sung-Hee sono state esposte e raccolte in varie prestigiose istituzioni private e pubbliche tra cui Museum of Contemporary Art (Seoul), Sejong Art Center (Seoul), Telentine Art Center (Chicago), LA Korea Cultural Service (LA), New York Cultural Servizio (NY), società di mutuo soccorso e finanza (Seoul,) Domino Foods, Inc (NY). La Fondazione Mudima persegue da diverso tempo un progetto culturale di grande respiro volto ad intensificare il rapporto tra l’Italia e i Paesi dell’Estremo Oriente, Corea, Giappone e Cina in particolare, come testimonia la mostra di Nam June Paik curata e organizzata a Palazzo Reale a Milano nel 1990. La grande mostra “Italiana” promossa e curata dalla Fondazione in Giappone, a Yokohama (Tokyo) nel 1994, ha unito per la prima volta Arte Povera e Transavanguardia in un progetto assolutamente rivoluzionario per la scena artistica contemporanea; la Fondazione ha inoltre seguito l’organizzazione del padiglione coreano alla Biennale di Venezia del 1993 e la mostra “Civilization, City and Cars -From Leonardo Da Vinci to Pininfarina” tenutasi a Seoul nel maggio 1996. Nel 1995, inoltre, nello spazio del Casinò Municipale di Venezia la Fondazione ha realizzato il progetto “Asiana”, esposizione che vedeva coinvolti artisti cinesi, giapponesi e coreani. Nello stesso anno, alla Biennale, è stata allestita una mostra di 20 artisti coreani contemporanei, con la partecipazione di Lee Ufan e Nam June Paik dal titolo The Tiger's Tail, 20 Corean Contemporary Artists for Venice '95. Nel 2015 a Milano in occasione di Expo la Fondazione ha organizzato la grande mostra Mono-ha, gruppo d'avanguardia storica giapponese della seconda metà degli anni sessanta e, in questi ultimi due anni, le mostre dell'artista coreano Yoo Bong Sang, l'artista thailandese Sittiphon Lochaisong alias Bomb e dell'artista giapponese Katsuro Kimura.

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