Cascina Linterno: non ci sarà la Casa-Museo del Petrarca

I lavori metterebbero a rischio gli affreschi dell'epoca. E perfino il cartello dei lavori in corso non cita il Vincolo di Monumento Nazionale apposto sull'edificio nel 1999

Cascina Linterno (agricity.it)

Milano potrebbe ricordare Petrarca. Ma non sembra così interessato. Un paradosso che apparentemente non ha giustificazioni. Stiamo parlando di Cascina Linterno, a Quarto Cagnino: non una delle tante cascine delle periferie milanesi, ma la dimora estiva di Francesco Petrarca per almeno otto anni. Allora la località si chiamava Infernum e dal Petrarca è esplicitamente citata in varie lettere manoscritte. La presenza di Petrarca a Milano, e in particolare a Linterno, è talmente nota che perfino dalla Francia ogni tanto compaiono in zona turisti che chiedono quale fosse la cascina "del Pétrarque".

Per la Linterno era pronto un progetto di casa-museo con percorsi interattivi, finanziato interamente da un privato con 500 mila euro. Un progetto promosso, negli anni, dal Comitato Salvaguardia Ambiente Petrarca con il supporto di architetti e archeologi. Tutto inutile: si è preferito procedere con un progetto teoricamente conservativo, puntando soprattutto sulla fruibilità agricola della Cascina Linterno. Il comune di Milano giura di non essersi dimenticato di Petrarca, ma di considerarlo solo "una parte della storia di Linterno". Sarà, ma chiunque intuisce che si tratta di una parte molto rilevante.

Un'importante testimonianza della presenza di Petrarca a Linterno è data dagli affreschi trecenteschi in quasi tutte le sale. Nessuno per fortuna vuole cancellarli, ma realizzare un impianto di riscaldamento (e magari di aria condizionata) che non ne tenga conto, significa (come può intuire chiunque) condannarli a morte lenta, nel giro di alcuni anni.

Per di più, sull'edificio c'è un vincolo di Monumento Nazionale decretato il 9 marzo 1999, per la straordinaria importanza di Linterno dal punto di vista storico. Ci si può legittimamente chiedere se il "restauro conservativo" in essere rispetti totalmente il vincolo oppure no. La sovrintendenza lo ha avallato. Ma il fatto che perfino il cartello dei lavori non lo citi (come invece si usa fare) non è un buon segnale.

L'idea di restauro per la quale era stato trovato anche un finanziatore privato non prevedeva, naturalmente, soltanto la conservazione della memoria petrarchesca attraverso la realizzazione della Casa Museo, ma anche il ritorno dell'attività agricola, una foresteria con ristoro dai sapori e dalle suggestioni medievali, la realizzazione di un orto/frutteto sulla scorta della passione di Petrarca per l'orticultura: un po' come l'idea di reimpiantare il vitigno di Leonardo da Vinci in corso Magenta. Come si vede, dunque, un'idea che mette in relazione cultura e agricoltura, recuperando memoria storica milanese di un poeta e artista molto amato e studiato in tutto il mondo.

Al di là della correttezza formale del restauro che invece è stato preferito condurre, che non mettiamo in dubbio, resta una domanda cui - per ora - non ha risposto nessuno: perché la città rinuncia a ricordare Petrarca con una soluzione esplicita come quella della Casa Museo, che da sola basterebbe ad attrarre turismo a Milano?

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