Dal 7 al 17 marzo al teatro Carcano di Milano. Palcoscenico italiano e centro teatrale meridionale presentano le ultime lune

Con Andrea Giordana, Galatea Ranzi e Luchino Giordanaregia di Daniele Salvo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Dal 7 al 17 marzo al Teatro Carcano di Milano andrà in scena “Le ultime lune”, uno spettacolo di Furio Bordon, con Andrea Giordana, Galatea Ranzi, Luchino Giordana con la regia di Daniele Salvo. La commedia, conosciuta dalla critica di tutto il mondo, è stata portata al successo da Marcello Mastroianni. Oggi è riproposta da un grande nome dello spettacolo italiano Andrea Giordana, protagonista di una struggente storia d'amore tra un anziano professore universitario in pensione e sua moglie, scomparsa ancora giovane, una donna meravigliosa che si materializza nella sua memoria apparendo sul palco. I coniugi hanno un figlio con il quale il padre ha poco dialogo. E’ il dramma generazionale per eccellenza. L’incomunicabilità tra due diverse generazioni, lo scontro tra il passato e il presente. Il protagonista è un uomo anziano che attende nella sua stanza che il figlio torni dall'ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo per anziani. La decisione di andarsene per sempre da quella casa, nasce dal sentirsi "di troppo" , la scelta è lucida e definitiva. Una volta lasciata la propria casa, nella soffitta di un’anonima casa di riposo, il protagonista trascorre ogni giorno qualche ora del suo tempo in compagnia del suo album di fotografie e della sua musica preferita, in quella soffitta il professore ricorda, pensa e si sente più vicino al cielo. Nella nostra società la vecchiaia è un privilegio. Una pietra preziosa. È un momento della vita di un uomo in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell'orizzonte. È l’inizio di un nuovo cammino che coincide con la condizione del poeta. Essere poeti oggi dà scandalo. Il poeta dà fastidio. È troppo ingenuo, troppo fragile, troppo vero. E soprattutto il Poeta, come il vecchio, sa dire la verità. Il poeta attende paziente, siede su una panchina sul ciglio del torrente del tempo e guarda. Una foglia cadere, una gemma sbocciare, un bambino che sorride. Il poeta, come il vecchio professore, possiede la mappa del labirinto, crea un suo modello immaginario di universo, una specie di libro di testo per comprendere il mondo e la vita nel modo migliore.

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