Il fotografo Stefano Rosselli espone il 31 gennaio dalle ore 19.00 presso la sala carroponte in via G.B Piranesi 10 (milano)

STEFANO ROSSELLI inaugura la sua prima mostra "Gli Spiaggiati" (The Human Comedy)

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Gli Spiaggiati è un reportage su luoghi degradati delle coste italiane e sulle persone che, assuefatti dell’incuria, vi trascorrono le vacanze. Un’umanità denudata che Stefano Rosselli racconta con altrettanta nudità, attraverso il suo sguardo tragicomico. “Dopo 30 anni da pubblicitario ho perso il mio lavoro e forse anche il desiderio di continuare a farlo, quella situazione mi ha procurato una grande scossa, impegnativa anche sul piano delle motivazioni. Ho reagito rimettendomi subito in moto, letteralmente, iniziando un viaggio in Italia e in Europa; su due ruote per essere solo e per non fare programmi. Sono partito per sapere di me, chiedendo agli altri, quelli per cui lavoravo in modo indiretto. Come pubblicitario sono sempre stato concentrato sul dare forma ai desideri delle persone e a costruirne di nuovi, spesso ragionando per stereotipi e secondo un senso della bellezza che raramente ho riscontrato nella realtà, immerso costantemente in un mondo“perfetto” che non lascia spazio alla normalità. Ho iniziato questo viaggio-reportage con un titolo in testa: The Human Comedy, e l’idea di vedere da vicino luoghi e persone reali, senza filtri. Ero curioso di conoscere i loro veri desideri e come li esprimessero. Mi sentivo particolarmente attratto dalla “bruttezza” più i luoghi che segnavo sulla mappa erano brutti, più ero motivato e più diventavo sereno.. Nei posti che raggiungevo anche la gente si mostrava sgraziata, sformata, conforme ai luoghi e, più in generale, alla realtà. Fotografandoli, col loro permesso e senza che avessero nessuna vergogna per come apparivano, ne ho apprezzato l’integrità, l’assenza di scissione tra il loro dentro e il loro fuori, benché i paradossi fossero evidenti. L’accettazione del loro stato, compresa l’assurdità di stare in un posto degradato per godersi una vacanza, mi ha suggerito le didascalie che sottolineano gli aspetti surreali, tragici e umoristici. Più mi inoltravo nel viaggio e approfondivo la conoscenza di queste persone, più mi sentivo a mio agio; mi trasmettevano un benessere immateriale e profondo, non solo di muta accettazione dell’esistente, ma una specie di saggezza calma. Questo atteggiamento mi ha rieducato, incoraggiato e curato una depressione che era soprattutto un grande smarrimento che portavo addosso per non essere quello che raccontavo. Mi ha curato questa natura “mostruosa”, non la bruttezza, ma la sostanza che c’era sotto. Oggi ho reindirizzato il mio lavoro, concentrandomi su una ricerca fotografica senza sconti né filtri. Sono incuriosito ed affascinato dalle incongruenze e dai paradossi, che tutti riflettiamo attraverso i nostri comportamenti e vorrei che la mia fotografia invitasse anche a non prendersi troppo sul serio, a saper ridere delle nostre meravigliose imperfezioni. Come diceva Erwitt Elliott: “Far ridere le persone è uno dei più grandi risultati che si possano raggiungere. È molto difficile, per questo mi piace” Stefano Rosselli Stefano Rosselli è nato a Livorno ed ha vissuto tutta la sua infanzia a Piombino. Crescere in quel luogo, dove scherzare e prendersi in giro era parte della cultura locale, oltre che il miglior modo per esorcizzare i problemi, lo ha aiutato a sviluppare un occhio per il lato tragicomico del comportamento umano. A 20 anni ha iniziato a lavorare come cartoonist per diverse testate umoristiche di satira politica e di costume. Nel 1989 decise di trasferirsi a Milano per lavorare in pubblicità dove ha ricoperto il ruolo di creativo e, negli anni successivi, di direttore creativo in diverse agenzie internazionali, da Saatchi & Saatchi fino a Leagas Delaney. Ha avuto la grande fortuna di poter lavorare con fotografi come Peter Lindbergh, Gian Paolo Barbieri, e registi come Zack Snyder, Luke Scott e tanti altri. La loro vicinanza lo ha aiutato a capire fino a che punto ci si può spingere nel raccontare una storia in ogni singolo frame ed è ispirandosi a quella esperienza che oggi ha orientato il suo lavoro di fotografo: fare in modo che ogni scatto si trasformi in una storia.

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