Lo spazio oltre il tempo mostra fotografica

Analizzare lo Spazio senza tenere in considerazione il Tempo, non solo è manchevole di un elemento essenziale senza il quale non potremmo esistere, ma, sarebbe una sorta di aberrazione tout court.
Geometricamente siamo posizionati in quanto uomini, in quello che definiamo spazio: il luogo disponibile per gli oggetti della realtà in quanto si considerino individuati da una collocazione o posizione, dotati di dimensioni, e suscettibili di spostamento.
Ricordando sempre e tenendo presente la portata enorme dell’ipotesi di Einstein, il quale non ci parla di Spazio a tre dimensioni, bensì di una realtà a quattro dimensioni, dove il Tempo è proprio la quarta dimensione.
“Un'ora, non è solo un'ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi.” Cosi scriveva Marcel Proust nella sua “Alla ricerca del tempo perduto”. In questo contesto e con questo tipo di premesse, analizziamo i due concetti in ambito fotografico.
I fotografi coinvolti sono fortemente legati allo Spazio, vivono, fotografano, si muovono internamente ed esternamente ad esso, ma sicuramente sono più connessi a quello che definiamo tempo. Ciascun fotografo porta con sé l’attitudine a porsi in un modo predefinito da loro stessi per scattare fotografie, ma l’attenzione maggiore viene necessariamente rivolta al tempo, in questo caso, di posa fotografico necessario, per poter arrivare ad una fotografia compiuta. Lo Spazio oltre il Tempo va oltre le classiche e comuni definizioni, vuole fare emergere una “visualità” differente che ambisce a trascendere, scindere, a fendere se vogliamo, proprio lo spazio, considerando preminente il tempo che è differente per ciascun dei fotografi, ma soprattutto per ciascuno di noi. La mostra in oggetto, sebbene di fotografia, è assimilabile per oggetti, luoghi, destinazioni ad una mostra di arte contemporanea. Laddove ci si porrebbe con lo sguardo “allenato” ad una visione meramente fotografica, qui è necessario porsi con la mente aperta a riconoscere quei simboli, quelle connotazioni che rimandano, a partire dal titolo scelto per la mostra, proprio all’arte contemporanea. Non è casuale parlare di arte contemporanea in fotografia, tutt’altro, ciascun fotografo porta dentro di sé gli strumenti necessari per arrivare a questo tipo di risultato. Il tempo e lo spazio elementi imprescindibili, anche in arte, sono legati da un “fil rouge” che alimenta e si autoalimenta, portando nelle immagini in mostra, la dimensionalità, la spazialità, la razionalità umana di un tempo che assolutamente umano non è, e che andrebbe rimisurato e ricalcolato, non solo come un susseguirsi di eventi, ma soprattutto come lo spazio in cui immergersi, muovendo in modo sincrono mente e corpo, armonizzati in un tutt’uno che unisce, non allontana ma che ci porta a comprendere il nostro essere “presenti” nello spazio e nel tempo.
In questo senso, le fotografie devono avere il compito di “rompere” lo spazio-tempo congelando uno spazio che ormai non fa più parte di un tempo passato e che diventa appunto lo Spazio oltre il Tempo.
La linea di demarcazione tra lo spazio ed il tempo non esiste. Possiamo intravederla nel momento in cui ne troviamo la perfetta coincidenza.
L' equlibrio raggiunto infatti, riempie gli spazi e colma i vuoti, il tempo non è più solo una lenta ed inesorabile lancetta che corre su un ipotetico orologio, ma si veste di significato. L'eco ancestrale del Tempo oltre lo Spazio che ci circonda.
In mostra, fotografie con alti richiami all’arte contemporanea, le fotografie di Luca Sironi, assimilabili ad installazioni site specific, come in “I care”.
Le immagini di Sonia Granata, astrazioni e stilizzazioni architettoniche, dove gli edifici assumono forme differenti fino ad apparire “altro”, per mettere in risalto proprio gli “altri”.
Isabella Quaranta, con una serie di sei fotografie, dove la figura umana è preponderante e lo spazio rappresenta l’elemento essenziale, queste diventano performance di una rinascita, fissata dall’obiettivo fotografico nella serie titolata “Oltre”.
Mauro Mariani, mostra luoghi spazzati dal vento del tempo che lasciano traccia e solo un ricordo di quel vaso, che non necessariamente, contiene solo profumi, ma anche corrosione, distruzione ed abbandono.
Marianna Quartuccio con fotografie che riportano alla memoria lavori ospitati in spazi che quasi non esistono più, in un continuo alternarsi di riproposizioni fotografiche, giocando proprio con la dualità dei termini spazio e tempo, fissa come fossero dipinti, attimi sospesi, quasi scomparsi.

La mostra ospitata presso Spazio Hus, gioca un ruolo fondamentale per la visione delle fotografie, i muri a vivo, con mattoni rossi a vista, sono la location ideale per mettere in mostra una serie di fotografie (cinque/sei per ciascun autore), altamente contemporanee ed armonizzate alla ricerca fotografica di ciascun fotografo.



Sonia Granata, street photographer, utilizza uno sguardo che si muove quotidianamente in contesti urbani ed extra urbani dando maggiore rilevanza alla corporeità delle persone fotografate, persone che diventano in modo altamente simbolico il divenire dello spazio in corrispondenza al tempo.

Mauro Mariani, biologo e fotografo, reagisce alle sollecitazioni che lo circondano attraversando luoghi abbandonati, desolati, assimilabili a quella che definiamo archeologia (industriale?). La storia è sempre punto di riferimento per dare vita ad immagini che riportano alla memoria tempi sospesi, a volte dimenticati che riemergono furiosamente.


Isabella Quaranta, fotografa, utilizza lo spazio ed il tempo tenendo presente proprio le quattro dimensioni di cui abbiamo parlato, riuscendo a tenere un equilibrio costante nei suoi mondi sospesi, quasi irraggiungibili, ma ben saldi e calcabili portandoci in cosmi quasi non terreni.

Marianna Quartuccio, fotografa si muove tra l’Italia ed il resto del mondo, fedele ai suoi principi di fotografia etica, di studio sociologico, di ambienti e spazi differenti dove l’elemento tempo diventa predominante per capire, per indagare, per vedere oltre.

Luca Sironi, patologo forense e fotografo, indaga e sonda lo spazio in relazione ai luoghi che fotografa, il tempo non è solo la quarta dimensione ma l’elemento utile per attraversare gli spazi e gli edifici. Immagini che riflettono una lettura del tempo ben precisa, indispensabile, che porta a riflettere.

Mostra e testo critico a cura di Claudia Migliore
Organizzazione Ass. culturale AmAMi
Catalogo fotografico Edizioni Migliore Mariani
Grafica catalogo fotografico Mauro Mariani
Comunicazione, Stampa, Diffusione, Cultura Studio CM CD

Spazio HUS
Via San Fermo 19
20121 Milano
Orari: Lunedi 15-19.30,
da martedì a venerdì 10.30 -13.30 e 15.30 - 19.30
Sabato 15.00 - 19.00

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