Manola

Il Teatro del Vigentino si distingue nel panorama milanese per un cartellone costituito da spettacoli-format di pura improvvisazione come il Match d’Improvvisazione Teatrale ma stavolta l’attrice e direttrice Isabella Cremonesi porta in scena un testo di prosa ispirato all’omonimo romanzo della scrittrice Margaret Mazzantini – che vanta già una versione teatrale diretta da Sergio Castellitto con Nancy Brilli: «Molti allievi e spettatori mi avevano chiesto uno spettacolo di prosa questa stagione, così ho pensato a Manola. Sono affezionata a questa seconda opera della Mazzantini che è stata mia materia di studio. Avevo portato un piccolo monologo come saggio per la scuola di teatro che avevo frequentato e mi è rimasto nel cuore tanto da riprenderlo anni fa, poco dopo l’apertura del Vigentino nel 2005: rientra in quel tipo di drammaturgia che adoro, ironica ma allo stesso tempo capace di esprimere messaggi profondi».

L’opera parla di due gemelle eterozigote cresciute caratterialmente agli antipodi, una spettrale e nerovestita, l’altra raggiante e coloratissima: gli opposti archetipi femminili, il bianco e il nero. Introversione contro estroversione, profondità contro superficie, tanti problemi contro nessun problema ma entrambe accomunate da un'esilarante capacità di raccontarsi al punto di scoprire una propria consapevolezza grazie al potere della parola, secondo una gustosissima rappresentazione-confessione della propria femminilità. E non solo. Grazie all’elemento catalizzatore di questo processo, Manola, colei che sarà vissuta come “ascolto e accoglienza o solo illusione di tutto ciò”, si scoprirà che la donna nera e la donna variopinta non sono in realtà due sorelle estranee ma un quadretto tragicomico della stessa personalità.

«In origine mi avrebbe stimolato interpretare una delle due sorelle, quella più cinica e fredda, perché lontanissima dal mio modo di essere. Poi però, anche su suggerimento del regista Sergio Daolio – che già mi aveva diretta ne Il corpo dell’amore, altro storico spettacolo del Vigentino – abbiamo ritenuto opportuno far interpretare entrambe le sorelle alle mie due ex allieve, ora insegnanti d’improvvisazione, Erika De Gregorio e Sara Balducci, più credibili per età. E ho scoperto che il ruolo di Manola mi calzava a pennello. Nel libro Manola non esiste o meglio si delinea a poco a poco dalle confessioni delle problematiche delle gemelle che si recano da questa figura specialista dell’occulto: così ha preso forma questa sorta di maga, una chiromante che dà suggerimenti di vita, un po’ come me. Un personaggio divertente ma che porta in sé anche delle verità: chi può dire che non ci sia una verità tra le stelle, le carte, i segni dell’aldilà o la lettura di una mano?»

Oltre al lavoro per costruire il personaggio di Manola, la drammaturgia originale è stata sviluppata con l’aggiunta di altre parti tratte da un testo del famoso psicoterapeuta James Hillman, mentre la regia mette in scena tre personaggi che non comunicano mai tra loro se non indirettamente in situazioni diverse, secondo una sequenza logica basata sugli eventi accaduti alle due gemelle, dalla frattura iniziale fino al finale a sorpresa: «Il tema che attraversa lo spettacolo, che più mi ha interessato e nel quale mi sono ritrovata è quello dell’eterna conflittualità familiare alla Caino e Abele, qui declinata rispetto ad avvenimenti vissuti in maniera divergente da sorelle di sangue – afferma Isabella. Pur avendo entrambe vissuto da bambine in casa con i genitori, dalle rispettive versioni intorno diversi episodi si evince come di volta in volta ognuno di essi abbia rappresentato un incubo per l’una e una meraviglia per l’altra e viceversa. Realtà ed esperienze non univoche, proprio come accade nella vita che ti pone sempre di fronte a cambiamenti che si possono razionalizzare, anche con dolore, oppure vivere come sorprese piacevoli…come il finale».

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