"On my Mi(la)nd" e "Milano. In dettaglio, ti dico": due mostre fotografiche fino al 26 luglio 2019

Due mostre fotografiche all'AngoloMilano, trattoria di via Boltraffio 18, zona Isola. In mostra le opere delle fotografe Elena Galimberti e Elisabetta Gatti Biggì.

On my Mi(la)nd (Elena Galimberti) (curatela: Federicapaola Capecchi)

Una selezione di fotografie che raccontano attimi quotidiani della città. Milano seduta a un bar, Milano vista da un treno, riflessa in una pozzanghera, attraverso un tunnel, specchiata nelle vetrine, silenziosa sotto la pioggia; Milano all’ombra, di corsa, su uno skateboard. Milano giocoliera, acrobata, funambola, illusionista. Immagini prive di qualsiasi estetismo, che osservano la realtà quotidiana così come si presenta agli occhi, e nella mente, di Elena Galimberti. Immagini simili e molto diverse al tempo stesso, legate in modo logico o illogico, insieme con un unico obbiettivo: scrivere un racconto a partire dagli elementi feriali e banali del quotidiano.

Questo filo lega le immagini raccolte nella mostra. L’attenzione si posa sulle cose che non sembrerebbero nemmeno meritarla, il banale assume un ruolo di rilevanza ed Elena Galimberti sembra dire “io sono qui e questo è il mio sguardo”. Roland Barthes, evidenziando la profonda innovatività della fotografia tra i linguaggi di discorsività visiva, sostiene che a differenza della pittura – per lo meno di un certo tipo di tradizione pittorica – la fotografia muti il rapporto tra il significativo e il non significativo. A dire che la fotografia rende significativo qualcosa solo per il fatto di averlo fotografato. Oggetti, soggetti e situazioni ordinarie diventano straordinarie e significative per il loro accedere ad una fotografia. La mente e gli occhi di Elena Galimberti si divertono a giocare in questa straordinarietà dell’ordinario data dalla fotografia, aggiungendovi il suo personale punto di vista che ritiene la quotidianeità un valore. Perché ordinario non equivale necessariamente ad insignificante e banale. Perché la ripetitività monotona, cui spesso rimanda il termine, delle azioni che riempiono giornate e strade di una città, può essere mutata in unicità, solo riempiendo di senso ogni compito, lavoro, azione e gesto. Vivendo il quotidiano consapevolmente, apprezzando ciò che abbiamo, riconoscendo la bellezza che, sempre, ci circonda; e approfondendo le relazioni nell’attenzione all’altro.

Non è infatti un caso che Elena Galimberti, insieme alla fotografia, passi la sua giornata immersa tra le persone, tra Associazioni e realtà che si occupano e battono non solo per i più deboli e gli emarginati, ma per tutti i cittadini; intessendo relazioni, contatti e opportunità perché il territorio e la vita quotidiana di tutti i giorni siano una possibilità concreta di costruzione, di gioia e di futuro.

Per tutti. On my Mi(la)nd si inserisce coerente in questo suo quotidiano . Un racconto per immagini di un territorio, i suoi edifici, i suoi palazzi antichi e moderni, le persone che ci vivono e che lo attraversano, le sue piccole e grandi contraddizioni come le sue piccole e grandi storie e magie quotidiane. Una mostra che compone un mosaico vario, composito della sua personale visione della metropoli meneghina. Dall’architettura al ritratto, dalla cronaca quotidiana ad uno screziato bianconero sotto la pioggia e nell’acqua che scivola via o prende forme sull’asfalto. Le piace il romanticismo della pioggia, le crea nel mirino un universo visivo evocativo, la città si trasforma, e il racconto sembra potersi muovere lieve tra i riflessi delle strade bagnate.

Tutte le fotografie hanno come soggetto Milano che, nella mente di Elena Galimberti, diventa di volta in volta, di quartiere in quartiere, strumento di riflessione, uno specchio ed una continua scoperta. Un accento, ogni tanto, sembra porsi sulla decontestualizzazione del luogo, ma non per nascondere il carattere distintivo di quel luogo di Milano, quanto piuttosto per cercare un preciso momento in cui tutto, se non vi si passasse davanti di corsa, potrebbe mutare. C’è chi esce dalla metropolitana, chi aspetta ironicamente Godot su una panchina del parco, un uomo in bicicletta inseguito da un tram, chi sosta su una scalinata con gli occhi fissi sul cellulare, fidanzati e soli sotto la pioggia o seduti ai bordi del naviglio che si rifugiano in mille pensieri.

Ci sono i nuovi grattacieli, il bosco verticale, a raccontare, dal punto di vista dell’asfalto, di chi la vive tutti i giorni, una trasformazione urbana che sta cambiando profondamente il volto di questa città. C’è l’architettura, la storia, i simboli, le strutture della vita dei suoi cittadini. C’è una selezione di fotografie che narrano il racconto semplice, ma non per questo superficiale, di una Milano comune. C’è un fotografare per parlare in pubblico di ciò che interessa ad Elena Galimberti, il territorio e le persone. Il suo modo di scoprire e di comprenderle, di conoscere la città e le sue connessioni. Verso un futuro possibile.

Milano. In dettaglio, ti dico (Elisabetta Gatti Biggì)

Miano capitale dell’architettura moderna. Luogo di profondi mutamenti, dove lo scenario urbano è in continua evoluzione. Basta aggirarsi per i nuovi quartieri e lo sguardo viene assorbito dall’insieme dei nuovi scenari, di grande impatto e fascinazione. Una fruizione sicuramente meravigliante, ma che in un qualche modo distoglie dal senso originante di quel che vediamo.

"Milano. In dettaglio, ti dico" non è un progetto di mera documentazione, né di solo estetica e piacevolezza grafica. E’ un viaggio inedito che va oltre, porta lo sguardo nell’essenza fermando il tempo, obbligando a osservare e non solo guardare. Elisabetta Gatti Biggì ha scandagliato (e continua a farlo) ogni angolo di Milano, dal centro alle periferie, alla ricerca del dettaglio capace di parlare dell’insieme. Un dettaglio non casuale, non effimero, ma determinante per l’insieme. Una ricerca del nocciolo del pensiero architettonico.

Per realizzare questa visione, la fotografa ha effettuato una lunga ricerca dei progetti più outstanding, dalle architetture dal secondo ‘900 fino ad oggi, firmate da grandi progettisti, archi-star ma anche nuovi talenti emergenti. Una volta individuate quelle opere che avessero un punto nodale in un dettaglio, ripetuto o meno, ma che rendessero indissolubilmente l’anima di quel progetto, ha effettuato studi di luce, ora del giorno, posizione di ripresa ideali.

Per la realizzazione tecnica è stato scelto di isolare il dettaglio, mantenendolo nel colore originale al momento dello scatto, e di modificare il contesto con un sapiente e a volte drammatico viraggio in bianco e nero La fotografia di Elisabetta è fatta di empatia, energia, emozioni captate e restituite attraverso le sue splendide immagini. E in questo caso, riesce ad emozionare coinvolgendo lo spettatore in un viaggio onirico nell’architettura, inedito e originale.

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