Piero Leddi: disegni degli anni '70

IL SIGILLO DI LEDDI

Simboli, metafore e allegorie degli anni settanta

Piero Leddi è scomparso da poco, ma la sua opera vive luminosamente, e ancora vivrà nel tempo per la sua forza straordinaria d'espressione e lirismo, per la sua energia di consapevolezza umana.

Quelli che abbiamo riunito qui, per questo primo sintetico omaggio all'amico e al pittore, sono sostanzialmente disegni preparatori per quadri maggiori, ma sono anche opere "autonome", vive e suggestive in sé, tutte realizzate attorno agli anni settanta, quando, direi, si sono ormai splendidamente fissati e consolidati i caratteri fondanti del suo linguaggio espressivo e della sua poetica, i tratti fondamentali di un suo modo d'essere pittore ben riconoscibile e robusto, fatto di luminosa intelligenza dell'immagine, di commossa partecipazione alla quotidianità dei sentimenti, di limpida dilatazione lirica.

Leddi, all'epoca, ha ormai quarant'anni, giunto a Milano vent'anni prima da San Sebastiano Curone nell'alessandrino, sospeso tra i caratteri profondi delle sue radici affondate in quel mondo contadino e le contraddizioni e le tensioni urbane della grande città, nelle sue agitate circostanze culturali e civili.

Divenuto milanese d'adozione, partecipa attivamente alla nostra vita artistica con una sua nitida fisionomia, che mai rinuncia alle più convinte ragioni del figurativo, ovvero a una concentrazione e a una traduzione lirica delle cose con una tensione che è costante esercizio di pensiero e di cuore, luogo d'intreccio fecondo tra la realtà e le magie della metafora e dell'allegoria, tra la memoria esistenziale e la sua elaborazione simbolica.

Le sue immagini sono disciolte e slogate, risentite, urtate dalla brutalità di una cronaca che stravolge ogni valore autenticamente umano, che confonde ogni solidarietà possibile tra l'uomo, i suoi simili e il suo ambiente.

In una sorta di visione esistenziale (o esistenzialistica) del gesto pittorico, la composizione è ripensata nella sfera del probabile, assediata com'è da atmosfere angoscianti, inibitorie di ogni quiete e di ogni consolazione. È il gusto comune a tutta una generazione di artisti (a Milano si chiameranno appunto "realisti esistenziali"): un gusto che, in lui, tira le immagini verso un loro progressivo e doloroso dissolvimento di tracce addensate, di grumi fulminei di emozione ad alto timbro che poi, lentamente, con il passare degli anni e delle stagioni, verranno placandosi e distendendosi verso schemi più quieti e più organizzati.

Dürer, il manierismo lombardo e il grande barocco, più tardi il neoclassicismo del "secolo dei lumi", dei Canova e dei Felice Giani, insieme ai David e Füssli, ai Boccioni, Giacometti e Bacon, diventeranno per Leddi spunti per ricollegarsi in modo inedito da una parte all'epicità greve e nebbiosa della sua campagna e, dall'altro, alle tematiche della civiltà urbana. E, soprattutto, per definire negli anni, con i suoi grandi cicli tematici, il sigillo di un'epopea figurativa grandemente suggestiva, che ancora attende di essere conosciuta dal grande pubblico in tutta la sua articolata profondità e attualità.

Giorgio Seveso

Vernissage venerdi 18 novembre ore 17.00 presso Cubet, via Plana 26 - Milano.

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