Senza cornici e senza musei, il calcio che racconta il mondo diventa street art

Si chiama Esperanto ed è un esperimento sociale unico nel suo genere: una mostra fotografica - itinerante e multimediale - dove il Calcio è il protagonista che racconta la società e i fenomeni sociali dell’ultimo secolo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Dove si può andare a vedere? Da nessuna parte. Non esiste un museo o una mostra. Le opere sono esposte in giro per Milano, affisse sui muri tra le vie e i vicoli della metropoli. Ma c’è chi fa sapere di aver trovato una composizione anche a Torino, dentro una libreria. Questo è il fascino della mostra Esperanto: un progetto artistico cominciato questo week-end e che sarà attivo fino alla fine di ottobre, ma senza che nessuno sappia di preciso dove visionare tutte le opere facenti parte di questa rassegna. Si tratta di otto composizioni diverse che raccontano otto storie dove il calcio è diventato protagonista nel mondo in cui viviamo e per questo motivo il sottotitolo della mostra è Fenomeni, Minoranze & Rivoluzioni. Le otto opere sono composte da una foto a cui viene associato un racconto inedito, a cura di otto giornalisti sportivi differenti. Si spazia dal nazismo alla dittatura in Brasile, dall’Apartheid all’orgoglio kurdo. Non immaginatevi però cornici e musei: le opere sono composte come manifesti che chiunque può trovare in giro per la città, leggere, guardare, approfondire e quindi a sua volta stampare e affiggere in nuovi luoghi differenti di Milano, dell’Italia o del mondo. Una mostra realizzata quindi attraverso mezzi più ridotti possibili, proprio per fare in modo che siano le storie ad arrivare direttamente alla cittadinanza (senza restare rinchiuse nei musei) e per aiutare la diffusione spontanea e virale delle opere su tutto il territorio. Un’operazione di Guerrilla – si direbbe nel marketing – o più probabilmente un esperimento sociale, un gioco sociale, proprio come il Calcio. Data la sua diffusione così capillare e spontanea, la mostra si definisce quindi itinerante e allo stesso tempo anche multimediale, perché ciascun racconto inizia sull’opera e continua sul web, grazie al QR Code presente su ogni composizione. Ma perché proprio il nome “Esperanto”? Perché il Calcio è il linguaggio universale e l’obiettivo di questo progetto artistico è dimostrare come il Calcio possa essere una lingua che parla a tutti, in grado di passare facilmente messaggi profondi, anche tra culture diverse, e quindi unire i popoli. Questa è la missione che Offside Festival – il festival cinematografico internazionale del calcio – porta avanti ormai da diversi anni, non solo attraverso la kermesse cinematografica annuale ma grazie anche ad iniziative come questa, svolta per l’occasione in concomitanza con la rassegna #FootballPeople. I milanesi più attenti hanno già iniziato a incuriosirsi, segnalando sui social alcune di queste opere - che nel giro di una notte sono comparse in circa 500 punti diversi della città - con l’indirizzo del ritrovamento e l’hashtag #esperanto. Per i più pigri si segnala che le opere, nel loro formato digitale, sono tutte consultabili per intero sul sito web dell’iniziativa, mentre chi vuole toccare con mano queste composizioni non deve far altro che cercare indizi sui social o infilarsi le scarpe e cominciare la caccia. Noi facciamo un “in bocca al lupo” a chi vorrà provare a scovare tutte le otto composizioni, cercando tra il retrobottega di un negozio o tra i vicoli intorno a San Siro. #esperanto #footballPeople www.offsidefestitalia.com/esperanto

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