Pagati per lavoro in bici: è ufficiale, Palazzo Marino lavora al progetto. Ma funzionerà?

L'obbiettivo è ricevere parte dei fondi stanziati dal governo per la mobilità sostenibile: non si è ancora parlato di cifre

In bici al lavoro

Dopo l'idea lanciata dall'assessore alla Mobilità Pier Maran, è ufficiale: il Comune di Milano sta lavorando ufficialmente all'idea di remunerare chi andrà al lavoro in bicicletta. 

Il Governo, infatti, stanzierà dei fondi per i Comuni a favore di progetti per la mobilità sostenibile negli spostamenti quotidiani di lavoratori e studenti e anche Milano, accanto ad altre città italiane, scrive una nota di Palazzo Marino, sta mettendo a punto un piano per partecipare al bando ministeriale. In particolare l'Assessorato alla Mobilità sta lavorando a un progetto di rimborso per chi va al lavoro in bicicletta, sul modello già diffuso in Francia.

Non ci sono ancora indicazioni sulle cifre: il Belgio, per esempio, offre 22 centesimi al chilometro per chi sceglie di pedalare e di non mettersi in auto. L'Olanda 19 centesimi. Parigi 25. Negli Stati Uniti, si possono dedurre dalle tasse 20 dollari al mese. Sono le aziende stesse che monitorano i fondi per i dipendenti. 

L'obiettivo: offrire un incentivo economico a chi sceglie le due ruote per muoversi in città. "Sono sempre di più i milanesi che inforcano la bici per andare al lavoro, ma vogliamo che questa abitudine continui a diffondersi", scrive il Comune. E proprio martedì, a Palazzo Marino, sono state premiate le aziende che più hanno pedalato per la 1° edizione di Bike Challenge Milano, la coinvolgente sfida portata in Italia da FIAB Onlus nell’ambito del progetto europeo Bike To Work Milano. Attraverso l'app Love To Ride ben 92 organizzazioni iscritte tra aziende, imprese, enti pubblici e privati di ogni dimensione dell’area metropolitana milanese hanno partecipato all'iniziativa, per un totale di quasi 300.000 km percorsi in bici.

Ovviamente, sulla questione non mancano polemiche su ragioni etiche: secondo alcuni urbanisti ed esperti, infatti, sarebbe un incentivo per chi "già è benestante", ovvero coloro che abitano in centro città e hanno l'ufficio a pochi passi. A chi viene da lontano, poichè può solo permettersi una casa nell'hinterland, il privilegio viene precluso: e rimangono i mezzi pubblici o la macchina. 

Non solo. Togliere l'auto, in un sistema come quello milanese con mezzi efficienti e un buon reticolato di car sharing, potrebbe non avere un grande appeal. I risultati in Francia non sono mai stati entusiasmanti. Molti pendolari che hanno agevolazioni sul parcheggio o, addirittura, parcheggi gratis, è difficile che prendano in considerazione l'idea di usare le gambe, anche se remunerati e per brevi distanze. Molti altri, invece, trovano difficoltà a cambiare abitudini consolidate da pendolari, nonostante il cambiamento porti a un vantaggio oggettivo: più soldi in portafoglio e più esercizio fisico. 

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La vera sfida, quindi, sarebbe quella di rendere Milano sempre più off-limits per le auto: Area C ancora più salata, più isole pedonali. Argomento tabù e, vista la campagna elettorale incombente, da sollevazione popolare. Staremo a vedere.

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