Expo, anche Corte dei Conti archivia processo a Sala per appalto di fornitura alberi

La sezione lombarda del tribunale ha deciso di non procedere con le indagini nei confronti del sindaco, accusato di dovere risarcire 2,2 milioni di euro

Beppe Sala (foto di repertorio)

La Corte dei Conti regionale ha stabilito l'archiviazione dell'indagine sul sindaco di Milano Beppe Sala per l'appalto di fornitura di alberi a Expo Milano 2015. “Con riferimento alle posizioni del dottor Sala e delle società in house MM e ILSPA, dopo l’esperimento della fase preprocessuale, questa procura ravvisa la sussistenza di motivi in fatto e in diritto, idonei a fondare l’adozione del decreto di archiviazione”. Così si è pronunciato il tribunale, decidendo di non procedere nei confronti di Sala, ex commissario unico di Expo, per il danno erariale di 2,2 milioni di euro che gli veniva contestato.

Le accuse a Sala

Il primo cittadino di Milano era stato indagato per l'acquisto di 6mila piante da utilizzare come “essenze arboree” della Piastra di Expo. In particolare la somma di 2,2 milioni di euro - che secondo il procuratore regionale Salvatore Pilato e il vice procuratore Alessandro Napoli, Sala avrebbe dovuto risarcire - risultava dalla differenza tra la somma pagata per la fornitura degli alberi (4,3 milioni di euro) e il loro effettivo valore (2,1 milioni). Ma queste accuse, da cui l'ex commissario di Expo era già stato prosciolto in sede penale, non sussistono nemmeno secondo la procura della Corte dei Conti, che si è decisa quindi a non andare avanti con il procedimento, archiviandolo. “Non sussiste agli atti nessun elemento utile dal quale desumere la consapevolezza o la possibilità di conoscenza da da parte del dottor Sala, della diseconomicità del prezzo della fornitura complementare, sulla quale pertanto sussistono con pienezza tutti i presupposti giuridici per l’applicazione della “esimente tecnica”, scrivono i pm della sezione lombardo del tribunale.

A proseguire sono invece le indagini nei confronti di chi all'epoca dei fatti compì “valutazioni tecniche erronee”, come l’ingegnere Dario Comini, ex manager di Metropolitane milanese, il manager di Expo Angelo Paris, e il manager di Ilspa Antonio Rognoni. Per loro l'accusa è sempre la medesima: quella di avere speso una somma di denaro pubblico troppo alta per l'acquisto delle piante da collocare all'Esposizione Universale di tre anni fa, violando il "principio di economicità dei contratti pubblici".

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