Laboratori extra negli asili, è polemica: "Il comune non livelli al basso"

La decisione di Anna Scavuzzo, vice sindaco, di non autorizzare più i laboratori extra curriculari: molte critiche

L'interno di un asilo

Fa polemica la posizione del comune di Milano sui corsi extra nelle scuole materne comunali di Milano. Tutto parte da un laboratorio di teatro che, non per la prima volta, i genitori degli alunni della Materna dei Giardini (zona Palestro) erano disposti a pagare (al costo di circa 30 euro all'anno ad alunno), ma che Palazzo Marino, per mano di Anna Scavuzzo, vice sindaco e assessore all'educazione, non ha autorizzato.

Le motivazioni fornite da Anna Scavuzzo, lo ricordiamo, sono essenzialmente tre: anzitutto la conseguente disparità tra asilo e asilo. Va da sé che gli asili con genitori presunti "ricchi" potranno permettersi molte più attività extra rispetto agli asili con genitori presunti "poveri", e la mente va rapida alla 'frattura' tra centro e periferie. Poi la procedura con cui vengono scelte queste attività: Scavuzzo vorrebbe bandi trasparenti mentre ora, evidentemente, il tutto viene lasciato all'autonomia dell'asilo e dei genitori. Infine la possibilità che le maestre si sentano "depauperate" nel loro ruolo, se i genitori s'affidano a professionisti esterni per laboratori di teatro o di inglese.

Ma esistono i tuttologi? E sono forse concentrati nella categoria delle maestre d'asilo? Ovviamente no. Cosa vi sia di "male" nel fatto che un professionista del teatro sia più adatto di una maestra d'asilo a tenere un laboratorio di teatro, è un vero mistero. E, di conseguenza, è un mistero come possa un maestro d'asilo sentirsi "depauperato" per questo. Così come a molti è parsa una "livellazione al basso" la scelta di bloccare le autorizzazioni, soltanto perché "presumibilmente" in alcuni asili queste attività sono molto meno numerose.

La questione ha generato polemiche anche sulla pagina Facebook di Anna Scavuzzo, che in verità non è direttamente intervenuta sui social. Lo ha fatto però, per sostenere il vice sindaco, il consigliere comunale del Partito Democratico David Gentili: e questo ha generato diverse reazioni. «Principi e livelli di equità devono essere cercati verso l'alto, non viceversa», scrive P.F.: e se l'assessore ha affermato che «il mio compito è preoccuparmi per tutti», sempre P.F. conclude: «Mi spiace che, in attesa di offrire qualche opportunità a chi non ne ha, il comune le toglierà a tutti».

E' facile prevedere che i genitori della Materna dei Giardini, o di altre materne, continueranno (fuori orario d'asilo) a offrire ai propri figli le attività extra, che siano teatrali, linguistiche, artistiche o informatiche, anche senza l'avallo del vice sindaco di Milano, che non può ancora entrare nelle case private e dettar legge su cosa i bimbi possono o non possono fare. Così come, presumibilmente a lungo, i genitori di altre scuole materne non potranno permettersi di fare la stessa cosa, perché prima di tutto devono fare i conti per i beni essenziali.

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Se quindi l'obiettivo del vice sindaco è quello di ridurre le differenze tra classi sociali diverse, la scelta di impedire i corsi extra non porta a nulla. Non riduce affatto le differenze perché non aggiunge alcunché alle opportunità delle famiglie meno ricche, non toglie di fatto nulla a quelle più ricche (che potranno comunque far partecipare i figli a tutti i laboratori che desiderano, fuori orario), ma intanto assomiglia a un provvedimento "da socialismo reale", dove le opportunità si riducono al livello minimo per tutti, tra l'altro scavalcando l'autonomia scolastica. Il comune di Milano potrebbe approfittarne, invece, per studiare il "modello reggiano", esportato anche all'estero, con attività artistiche o linguistiche integrate perfettamente nell'orario scolastico delle materne ma anche professionisti a loro volta integrati nella scuola (e senza che nessuna maestra si senta "depauperata"!).

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