Covid-19, la renziana Baffi presidente della commissione d'inchiesta in Lombardia. Ira 5 Stelle e Pd

I due partiti: «Scambio Renzi-Lega». Ma Italia Viva difende la Baffi: «Si può dimettere, le poltrone le lasciamo al Pd»

Sarà l'esponente di Italia Viva Patrizia Baffi a presiedere la commissione d'inchiesta del consiglio regionale che indagherà, dal punto di vista politico, sulla gestione dell'epidemia Covid-19 e dell'emergenza sanitaria correlata. Alla terza votazione in tre settimane, l'aula del Pirellone ha finalmente scelto chi presiederà la commissione: necessariamente un esponente delle opposizioni, come per tutte le commissioni d'Inchiesta.

Baffi, che ha vissuto da vicino la zona rossa lodigiana da residente a Codogno, non era stata in "lizza" per le altre due votazioni. Martedì 26 maggio ha ottenuto 46 voti, mentre 28 sono andati a Jacopo Scandella (Pd), tre a Michele Usuelli (+Europa) e due a Gregorio Mammì (5 Stelle). Vice presidente sarà l'esponente di Forza Italia Mauro Piazza, segretaria di commissione Elisabetta Strada dei Lombardi Civici Europeisti.

Il Pd e il Movimento 5 Stelle hanno abbandonato l'aula dopo il voto promettendo che non parteciperanno ai lavori della commissione d'inchiesta e valuteranno se avviare un gruppo di lavoro solo di minoranza sul Covid-19. I due partiti sostenevano da subito Scandella, definito come "candidato unitario delle opposizioni" anche se, in realtà, Italia Viva e +Europa non avevano affatto partecipato a quella decisione. Tanto che Usuelli, che oltre ad essere consigliere è anche medico ospedaliero, si è a sua volta candidato per la presidenza della commissione d'inchiesta, sostenuto da centinaia di sanitari lombardi. 

Pd: «Per noi la commissione finisce qui»

«Quanto è successo in commissione d'inchiesta - il commento di Fabio Pizzul, capogruppo del Pd - è molto grave e dimostra tutta la paura della maggioranza in Regione Lombardia per gli errori fatti dalla giunta regionale nella gestione dell'emergenza. Lega e alleati si sono voluti scegliere da soli una presidenza di comodo, e spiace che la collega di Italia Viva si sia prestata a questo gioco, dietro il paravento di una terzietà che è data dalle regole. Per quanto ci riguarda la commissione finisce qui».

«E' una gravissima scorrettezza istituzionale, che nella sostanza viola il principio che attribuisce alle opposizioni la scelta dei presidenti delle commissioni di inchiesta, e l'ennesima dimostrazione che Lega e Forza Italia in Lombardia vogliono nascondere ciò che è accaduto», commenta Franco Mirabelli, senatore milanese del Pd. «Tutto ciò non è un problema solo per noi o per le opposizioni ma per i lombardi. Continuare a negare la realtà, il dato che qui c'è stata la mortalità più alta d'Italia e di Europa, forse del mondo, significa rinunciare a cercare una spiegazione; significa rinunciare a capire per correggere ciò che non ha funzionato. Soprattutto, significa lasciare tutto com'è e esporre di nuovo i lombardi all'epidemia, in caso riprenda, senza difese adeguate».

5 Stelle: «Avvieremo gruppo di lavoro di minoranza»

«Con l'elezione di una presidenza non neutrale - la reazione di Dario Violi, M5s - la commissione d'inchiesta non ha senso di esistere: è una farsa. Alle minoranze spetta la presidenza della commissione e le nostre indicazioni, con 28 voti su di un candidato, sono state chiarissime. La maggioranza ha eletto una sua candidata, che fa parte di Italia Viva, partito che oggi entra a tutti gli effetti nel centrodestra. È lo stesso gruppo politico che proprio questa mattina ha salvato Salvini da un processo a Roma, evidentemente la Lega gli ha restituito il favore in Lombardia e, visti i gravi errori che ha commesso nell'emergenza, ha scelto una commissione d'inchiesta schierata a suo favore».

»La maggioranza - prosegue Violi - ha paura delle proprie responsabilità. Non parteciperemo ai lavori di una commissione d'inchiesta che non offre nessuna garanzia per una valutazione imparziale della gestione dell'emergenza Covid-19 della Regione Lombardia e un discorso complessivo sulla sanità lombarda. Per parte nostra stiamo valutando la possibilità di avviare un gruppo di lavoro delle minoranze sulla pandemia».

Italia Viva: «A noi non interessano le poltrone»

Non manca, tra le reazioni, quella del partito della neo presidente di commissione Patrizia Baffi. A intervenire, per i renziani, è Ettore Rosato, vice presidente della Camera dei Deputati: «Baffi sarebbe un’ottima presidente della commissione d'Inchiesta sulla sanità lombarda, per competenza e per storia personale. Vergognosa strumentalizzazione da parte del Pd che impone scelte nette. Invitiamo Patrizia a dimettersi. A noi le poltrone non servono, lasciamole al Pd», il commento di Rosato su Twitter.

Lega: «Minoranza spaccata»

Non ci sta Roberto Anelli, capogruppo della Lega in consiglio regionale. «Considerato il fatto che ci sono stati tre candidati alla presidenza, credo che l’opposizione, chiaramente spaccata, cerchi di far ricadere i propri problemi sulla maggioranza», afferma aggiungendo che «in Lombardia la commissione d’inchiesta è stata voluta fin dall’inizio anche dalla maggioranza di centrodestra, a differenza dell’Emilia Romagna dove i cosiddetti "democratici" di centrosinistra, al governo della Regione, hanno bocciato la richiesta di istituirla».

Chi è Patrizia Baffi, di Italia Viva

Patrizia Baffi, classe 1967, è nata a Maleo, in provincia di Lodi, e risiede a Codogno, al "centro" della zona rossa del Lodigiano interessata dal primo focolaio accertato di Covid-19. Tennista amatoriale, ha due figli universitari e ha lavorato prima in uno studio commercialista, poi, dal 2001 al 2018, come amministrativa gestionale in una. Residenza sanitaria assistenziale (Rsa).

Dal 2011 è consigliera comunale a Codogno con delega alla sanità e alle politiche sociali. E' stata segretaria del Pd di Codogno e componente della segreteria del Pd della provincia di Lodi. Eletta in consiglio regionale per il Pd nel 2018, è poi passata ad Italia Viva, il nuovo movimento politico di Matteo Renzi.

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Gli altri due candidati erano Jacopo Scandella, giovane esponente bergamasco del Pd, che si occupa di sostegno ai bambini e ai ragazzi con una cooperativa da lui co-fondata, e Michele Usuelli, consigliere di +Europa e medico ospedaliero della Mangiagalli, che ha lavorato anche in "teatri" di guerra, dall'Afghanistan al Darfur.

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