Paradossi all'italiana: il Centro assistenza minori dell'ex provincia chiuderà

Conflitto di competenze: tra Legge Delrio e legge regionale, nessuno ha parlato di assistenza a minori allontanati dalle famiglie. C'è già una data di chiusura, il 31 dicembre. Punto di domanda per 40 lavoratori e 19 bambini

Palazzo Isimbardi, sede della Città metropolitana

La legislazione italiana è tutta improntata alla tutela privilegiata nei confronti dei minori. Basta sfogliare il codice civile per saperlo. Eppure, verrebbe davvero da dire "all'italiana", proprio sui minori rischia di combinarsi un pasticcio da barzelletta - se non fosse che, appunto, ci vanno di mezzo persone invece da tutelare, e dunque non c'è niente da ridere.

Stiamo parlando del Cam, Centro Assistenza Minori, organismo gestito finora dalla provincia di Milano, con sede in via Pusiano. La nuova Città metropolitana ne comunica la chiusura al 31 dicembre 2015. La sua gestione non rientra più, infatti, tra le funzioni assegnate dalla Legge Delrio alla Città metropolitana, ente che ha sostituito la provincia. E la legge regionale sul funzionamento di province e Città metropolitana (approvata il 29 settembre) s'è ben guardata dall'affrontare il tema.

Risultato: 19 minori da zero a sei anni, che il Tribunale per i minorenni ha temporaneamente allontanato dalle famiglie d'origine, devono trovare un'altra collocazione da parte dei rispettivi comuni di residenza. 

"Questo ente è costretto a dismettere un servizio eccellente", si legge in una nota della Città metropolitana, "svolto da professionisti, con l'impegno alla massima tutela per miori e personale". Per coloro che lavorano al Cam (circa 40 persone), due alternative: restare dipendenti della Città metropolitana riqualificandosi e quindi, in pratica, facendo altro, oppure trasferirsi nei comuni e continuare a svolgere la propria attività. L'incredibile vuoto normativo che si è venuto a creare costringe, ora, la Città metropolitana e i comuni a confrontarsi nel più breve tempo possibile per trovare soluzioni di transizione.

"Per quei bambini una soluzione verrà trovata. Noi una mano possiamo darla, anche se non possiamo (nemmeno volendo) prenderci il servizio e collocarlo sotto il comune", aveva scritto su Facebook Pierfrancesco Majorino (Pd), assessore comunale al welfare e possibile candidato a sindaco del centrosinistra, in risposta ad alcune richieste di spiegazione da parte di dipendenti del Cam.

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Che in regione fossero a conoscenza del problema, lo si evince da una dichiarazione del sottosegretario Giulio Gallera (Forza Italia), secondo cui il Cam si trova sul territorio del comune di Milano, per cui "tocca al comune di Milano preservare l'integrità del servizio", cioè assumerne la gestione, fatto salvo che la regione ha "accreditato i servizi" per cui una mano (economica) l'avrebbe già data. E d'altra parte, sempre Gallera nota che i servizi sociali non sono di competenza regionale, per cui la regione non avrebbe potuto comunque delegarli alla Città metropolitana. Di diverso parere era stato Corrado Passera (Italia Unica), che aveva denunciato per primo il rischio di chiusura dopo l'approvazione della legge regionale. 

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