Mercatini: la regione impone regole più dure, soddisfatti i commercianti

Imposta la programmazione annuale da parte dei comuni. Le associazioni di commercianti devono dare il parere consultivo, ma vorrebbero quello vincolante (almeno per gli eventi fuori calendario)

Mercatino di Natale in Duomo

Potrebbe essere definita la "giornata del protezionismo", quella che ha visto protagonista l'aula del consiglio regionale lombardo il 15 settembre: ben due i provvedimenti approvati in favore dei commercianti della regione. Il primo è quello che, sostanzialmente, limita la vendita benefica di fiori e altri oggetti, imponendo un "Piano comunale delle vendite benefiche", con tanto di individuazione di aree "ad hoc" (quindi niente più azalee nelle principali piazze di Milano?) e la raccomandazione che queste attività di beneficenza avvengano "prevalentemente" nel contesto di eventi aggregativi già in essere.

E poi le norme - anch'esse restrittive - su fiere e mercati itineranti. Che dovranno essere inseriti in una programmazione annuale calendarizzata dai comuni. Prima dell'autorizzazione dei mercatini dovranno essere sempre sentiti i commercianti e gli ambulanti. E, se si tratta di un evento fuori dal calendario annuale, lo spazio per la vendita al dettaglio dovrà essere meno della metà dello spazio complessivo utilizzato.

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Ovviamente è soddisfatta Confesercenti, che parla di "un giro di vite ai tanti mercati itineranti" che opererebbero "con logiche di concorrenza selvaggia". Secondo l'associazione, ora occorrerebbe trasformare da consultivo a vincolante il parere della categoria dei commercianti. In pratica, Confesercenti propone che i commercianti abbiano una sorta di "diritto di veto" sui mercatini, "quantomeno - si legge - per le autorizzazioni fuori calendario". E un calendario, secondo Confesercenti, sarebbe necessario anche per "la somministrazione temporanea di alimenti e bevande". 

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