San Raffaele e Regione lombardia

Franco Mirabelli, Presidente della Commissione regionale di inchiesta sul San Raffaele, ha presentato nella mattinata di venerdì a Milano la sua relazione sul lavoro di indagine svolto in questi mesi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Conferenza stampa di Franco Mirabelli - Milano, 23 novembre 2012Franco Mirabelli, Presidente della Commissione regionale di inchiesta sul San Raffaele, ha presentato nella mattinata di venerdì a Milano la sua relazione sul lavoro di indagine svolto in questi mesi. Un lavoro, quello della Commissione di inchiesta, ormai giunto alla fase conclusiva, dopo una decina di sedute e di audizioni e incontri con assessori alla Sanità, dirigenti del San Raffaele, docenti universitari, rappresentanti di organizzazioni sindacali. Un lavoro che, tuttavia, a causa della fine prematura della consiliatura della Regione Lombardia non ha potuto trovare una sintesi comune tra i componenti della Commissione di inchiesta ma che Mirabelli ha ritenuto comunque importante presentare, anche in virtù dell'attenzione suscitata dalle vicende del San Raffaele nell'opinione pubblica.

Due sono stati i compiti della Commissione di inchiesta istituita dal Consiglio Regionale e presieduta da Mirabelli: innanzitutto quello di verificare se la normativa regionale avesse delle falle che hanno consentito lo scandalo che è avvenuto, oltre che verificare che davvero al centro delle normative della Regione ci fosse davvero l'interesse pubblico; e poi il cercare di stabilire delle regole affinché non accadano altri episodi del genere.
"La Regione Lombardia ha in essere una convenzione con il San Raffaele derivante dall'accreditamento avvenuto nel 1998 e ha, in questi anni, elargito finanziamenti e contributi a progetti sulla base del riconoscimento dell'esperienza sanitaria e scientifica dell'ospedale e di norme successive finalizzate alle funzioni non tariffate, a progetti e a premiare le eccellenze. Una grande quantità di denaro pubblico ha consentito al San Raffaele di funzionare", ha scritto Franco Mirabelli nella sua relazione.
Finanziamenti concessi e mai controllati perché, ha spiegato Mirabelli durante la conferenza stampa, "Il San Raffaele non ha mai dovuto fare neanche il bilancio consolidato e ha drenato tra il 4 e il 6% dell'intero fondo regionale per le funzioni non tariffabili: tra il 2002 e il 2004 il finanziamento pubblico all'ospedale è passato da 23 milioni a 37.58 milioni e nel 2009 sono stati assegnati 58 milioni. Tra il 2007 e il 2009 ha ricevuto inoltre circa 54 milioni di finanziamenti sui 176 messi a disposizione da una legge regionale del 2007 per finanziare i progetti dei soggetti no profit in ambito sanitario".
Finanziamenti pubblici ingenti, dunque, che tuttavia non sono bastati ad evitare al San Raffaele l'oltre un miliardo e mezzo di euro di debito accumulato nel tempo, che ha poi portato al crack. Ecco perché - scrive ancora Mirabelli nel testo della sua relazione - "Seppure non sia riscontrabile una responsabilità diretta della Regione nella vicenda che ha portato al crack del San Raffaele è evidente, da questa ricerca, che l'attuale quadro normativo regionale ha facilitato e non impedito il verificarsi delle distorsioni che hanno portato allo stato di dissesto. La Regione non è stata in grado né di stabilire criteri e requisiti sufficientemente rigidi e chiari per accedere alle risorse pubbliche né di svolgere i necessari controlli per garantire la trasparenza dovuta quando si beneficia di soldi pubblici".
La Regione, in pratica, secondo Mirabelli, ha finanziato il San Raffaele senza avere chiaro la specificità dei progetti che avrebbe dovuto sostenere con i singoli finanziamenti e l'interesse pubblico che avrebbe dovuto ispirarli, in quanto questi si legavano a funzioni non tariffabili per ospedali con più presidi territoriali (per cui vengono elargiti più soldi a chi fattura di più), alla scelta di finanziare le "eccellenze sanitarie", e all'assistenza di pazienti extraregionali.
La proposta avanzata da Mirabelli, dopo aver presentato questo quadro - in cui è evidente che servono criteri di accreditamento e controlli più stringenti - è quella ridurre la quota di fondi destinati alle funzioni non tariffabili (spesso assegnati con discrezionalità) e, soprattutto, di chiedere la certificazione esterna dei bilanci e soggetti terzi in grado di controllare ciò che realmente avviene.
La questione politica, invece, posta da Franco Mirabelli riguarda l'utilizzo del finanziamento pubblico per l'ottenimento del pareggio di bilancio delle strutture private. "Il quadro apparso alla commissione mostra come il soggetto regolatore regionale che dovrebbe indirizzare le risorse per il soddisfacimento dei bisogni sanitari e dell'interesse pubblico, in realtà con modalità diverse ha sostenuto una struttura come il San Raffaele, subendo il peso, la forza ed il condizionamento di un'eccellenza sanitaria che però per funzionare ha avuto bisogno di molti soldi pubblici che non hanno comunque consentito di evitare il crack finanziario. In sintesi la vicenda del San Raffaele pone con evidenza il tema delle finalità della contribuzione pubblica: se sia giusto cioè che i finanziamenti pubblici siano destinati a garantire gli equilibri di bilancio delle strutture private o se i finanziamenti pubblici stessi debbano essere finalizzati solo al raggiungimento di finalità sociali di interesse pubblico", ha scritto Mirabelli nella sua relazione. La Regione, infatti, - ha evidenziato Mirabelli - ha elargito finanziamenti che di fatto sono andati a ripianare il buco dei bilanci di aziende ospedaliere pubbliche e private. Se per i soggetti pubblici, secondo Mirabelli, può accadere, così non può essere per i privati che dovrebbero avere altri investitori a cui sta a cuore il proprio investimento e dovrebbero renderlo competitivo.

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