Corteo per Ramelli, la questura vieta simboli fascisti

Indicazioni da via Fatebenefratelli: no a croci celtiche, marcia e saluto romano sotto casa del 18enne ucciso nel 1975. Il comitato: "Non riusciranno a impedircelo"

Il corteo in viale Romagna nel 2013 (foto Melley/MilanoToday)

A meno di quindici giorni dal 29 aprile, si infiamma la polemica sulla commemorazione di Sergio Ramelli. Come ogni anno, a Città Studi viene organizzato un corteo da piazzale Susa a via Amadeo 40 per ricordare il 18enne ucciso nel 1975 a colpi di chiavi inglesi da militanti di Avanguardia Operaia e morto dopo quasi 50 giorni di agonia in ospedale. Lo stesso giorno viene commemorato anche Enrico Pedenovi, consigliere provinciale missino ucciso nel 1976 da un commando di Prima Linea.

Il corteo, con croci celtiche, marcia a rullo di tamburi e saluti romani, ha sempre suscitato polemiche. Prima il consiglio di zona 3 e poi - nel 2013 e ancora la scorsa settimana - il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, hanno chiesto che la commemorazione ("giusta e doverosa") non si trasformi più in una "strumentalizzazione di questo tragico evento attraverso la parata nazi-fascista".

La questura di Milano ha autorizzato il corteo del 29 aprile 2014, ma ha indicato alcuni "accorgimenti": in particolare, ha vietato le bandiere con le croci celtiche, la marcia a rullo di tamburi e il saluto sotto casa. Il comitato organizzatore non l'ha presa bene: "Non riusciranno a non farci commemorare i nostri caduti con onore e nessuno potrà toglierci l'onore di sfilare in loro memoria, inquadrati e ordinati, al ritmo dei tamburi, dietro le nostre bandiere", scrive il comitato in una nota.

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Contemporaneamente la questura ha vietato una contro-manifestazione antifascista. Città Studi si preannuncia luogo caldo nel 2014. E quest'anno non ci sarà, al balcone di via Amadeo, la mamma di Sergio Ramelli: è scomparsa il 23 dicembre 2013, a 79 anni.

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