De Chirico, il forzista al Pride: "Difendere i gay non è né di destra né di sinistra. A Milano troppa intolleranza"

Il consigliere di Forza Italia ha partecipato alla sfilata dell'orgoglio Lgbt. "Essere gay non è di destra nè sinistra, ci sarò anche l'anno prossimo", ha detto a MilanoToday

Alessandro De Chirico al Pride (facebook.com/AlessandroMatteoDeChirico)

"Oggi per la prima volta ho partecipato al Gay Pride. Da liberale ho voluto unirmi a questa variopinta marcia perché sono fermamente convinto dell’importanza del riconoscimento dei diritti civili in uno stato laico dove la Costituzione garantisce pari dignità a tutti i cittadini, senza distinzione di genere e di orientamento sessuale". No, non sono parole di un radicale. O di un esponente di sinistra oltranzista. L'autore è Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia, vicecapogruppo. A differenza di molti colleghi di partito, ha aderito al Milano Pride di quest'anno. E a MilanoToday ha spiegato le proprie ragioni.

"Ho partecipato perché sono liberale e riconosco la parità di diritti sancita dalla costituzione italiana", racconta, "essere gay non è né di destra né di sinistra. Parteciperò anche l'anno prossimo".

Perché pensa sia particolarmente importante partecipare a questo tipo di dimostrazioni oggi?

"Recentemente un adolescente è stato aggredito solo perché indossava una giacca rosa. Io ho alcuni amici omosessuali che hanno difficoltà a fare coming out. Una società che crea questo tipo di situazioni è una società bigotta. Le persone non dovrebbero mai essere discriminate per le proprie tendenze sessuali"

Cosa pensa del fatto che Fontana abbia negato il patrocinio al Pride?

"Sono scelte del governatore che io non discuto. In ogni caso ritengo sia importante parlare di omosessualità. Attualmente la situazione all'interno del mio partito è complessa. Ma non credo che la lotta per i diritti civili sia una prerogativa della sinistra".

Milano nella lotta per i diritti civili: come si posiziona?

"Se penso a città come Berlino o Amsterdam, qui siamo indietro. Milano è una città con una popolazione anziana ed è ancora vittima di un certo provincialismo. Per questo è difficile far passare l'apertura verso gli omosessuali. In più troppo spesso si verificano episodi di intolleranza. Anche il fatto che interi quartieri siano considerati gay è il risultato di una tendenza a ghettizzare del tutto sbagliata. Però è vero che questa è una città internazionale con tanti stranieri che vi risiedono e che hanno portato un influsso positivo. Sicuramente la situazione è migliore rispetto ad altre province italiane".

Si sente vicino al sindaco Sala, anche lui presente al Pride?

"Bisogna abbattere i pregiudizi. Sala ha fatto bene a trasmettere questo messaggio. Io comunque ho posizioni moderate. Ad esempio non sono a favore della procreazione in provetta, credo sia contro natura. Ma ci sono omosessuali sia di destra che di sinistra. Sono i nostri vicini di casa, i professionisti con cui lavoriamo ogni giorno. Per questo è giusto combattare le discriminazioni".

È stato criticato per la sua partecipazione al Pride?

"Ho ricevuto alcune critiche, ma anche complimenti. Certi commenti però mi hanno dato fastidio. Chi descrive il Pride come una carnevalata, dicendo che i manifestanti 'vanno in giro col perizoma di pelle', non fa altro che banalizzare. C'è troppo bigottismo. Ed è questo a farmi dire che Milano non è ancora così aperta ai diritti". 

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