"Costretto" a dimettersi per non decadere, il Pd: "Noi con lui"

Si torna a parlare di Simone Bertoli (Pdl), di cui il consiglio di zona 9, dopo lunghe assenze per la paternità, stava per votare la decadenza

Il consiglio di zona 9 (quartieritranquilli.it)

Dopo la polemica sulla decadenza del consigliere del Pdl Simone Bertoli che il consiglio di zona 9 si apprestava a votare, anticipato però dalle dimissioni presentate dallo stesso Bertoli, il Partito democratico di zona prova a rispondere attraverso il suo capogruppo Stefano Indovino per smentire l'intenzione di farlo dimettere a causa delle sue assenze dovute alla quarta paternità.

"Nessun accanimento - scrive il Pd in una lunga nota - ma si è seguita alla lettera la normativa sulla decadenza dei consiglieri". Che, non essendo normata dal regolamento di zona, va vista sul regolamento del consiglio comunale. In pratica un consigliere non può fare assenze continuate per un'intera sessione (qualche mese di consigliatura) senza presentare alcuna giustificazione d'assenza. Proprio quello che sarebbe successo a Bertoli. Peraltro, secondo alcuni, la semplice situazione di paternità non sarebbe considerata giustificazione sufficiente.

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In tutto ciò, due interpretazioni differenti: chi (tendenzialmente Fds, Sel e Movimento 5 Stelle) riteneva che la decadenza scattasse in automatico, chi invece (gran parte del Pd) riteneva che fosse il consiglio a doversi comunque pronunciare. Tuttavia, fa notare il Pd, "c'era disponibilità a discutere perché pensiamo che paternità e maternità siano un valore imprescindibile per la nostra società", a cui aggiungere il fatto che Bertoli non aveva preso nemmeno un euro di compenso durante la sua assenza. Insomma, il Partito democratico era intenzionato a non far decadere Bertoli in aula. Tuttavia tutto è stato anticipato e superato dalle dimissioni (irrevocabili) dello stesso esponente del Popolo della Libertà.

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