Il Municipio 7 chiede di eliminare la dichiarazione di antifascismo per concedere spazi pubblici

E' bagarre: centinaia di emendamenti e "Bella ciao" dal pubblico. E opinioni contrapposte tra i partiti

Una manifestazione neofascista al Cimitero Maggiore

Bagarre in Municipio 7, lunedì sera, sull'antifascismo. Centinaia di emendamenti, "Bella ciao" intonata dal pubblico e, alla fine, un documento approvato che però potrebbe risultare lettera morta, perché i Municipi non possono in autonomia decidere di "superare" un regolamento del Comune di Milano. 

Nel consiglio municipale di Baggio la presidente dell'aula Norma Iannacone (Fratelli d'Italia) ha presentato una mozione (poi approvata) per chiedere di eliminare la necessità della "dichiarazione antifascista" per chiunque chieda la concessione di suolo pubblico, sale e spazi per lo svolgimento di manifestazioni o iniziative, patrocini o contributi. Una iniziativa che il Comune di Milano aveva intrapreso nel 2018 dopo una "escalation" di manifestazioni di stampo neofascista tra cui i raduni al Campo 10 del Cimitero Maggiore (con bracci tesi nel saluto romano), ma anche il blitz di CasaPound in consiglio comunale. E che ora il Municipio 7 chiede di ripensare.

La mozione nel consiglio di Municipio è passata con i voti quasi compatti della maggioranza di centrodestra (si è opposto soltanto un ex consigliere di Forza Italia). E questo nonostante il consigliere del Partito Democratico Lorenzo Zacchetti abbia presentato ben 707 emendamenti a scopo chiaramente ostruzionistico («mi dicono che è un record, ma in effetti che si potesse andare a finire così male era difficile da prevedere»). 

Ad un certo punto, dal pubblico è stata intonata la canzone "Bella ciao", simbolo dell'antifascismo in quanto tale, non ascrivibile ad una particolare ideologia politica tra quelle che, nel 1943-1945, parteciparono alla guerra di Liberazione (come si sa, i partigiani erano monarchici, cattolici, azionisti, liberali, socialisti e comunisti).

Nella mozione si legge tra l'altro che «la patente antifascista per ottenere le cose non è concettualmente diversa dalla patente fascista che serviva nel ventennio per ottenere le cose. A distanza di ottant'anni siamo al punto di partenza, con lo stesso criterio a parti invertite, il che è tragico». E viene richiamata la risoluzione del Parlamento Europeo approvata il 19 settembre che conteneva la nota "equiparazione" tra «i regimi nazisti e comunisti». La mozione chiede di sostituire la "patente di antifascismo" con il rifiuto di «ogni ideologia totalitaria e liberticida».

Pd: «Slittamento su posizioni estremiste»
Forza Italia: «Rispetto Costituzione è prerequisito»

«E' un altro segno dello slittamento verso posizioni estremiste da parte della destra in Italia, che solo dieci giorni fa scendeva in piazza con CasaPound», commenta Silvia Roggiani, segretaria metropolitana del Pd: «A noi fanno paura e orrore i rigurgiti di nuovi fascismi e antisemitismo, mentre la maggioranza sembra allergica all'antifascismo e alla storia di Milano, città medaglia d'Oro alla Resistenza». «Mi tranquillizza il fatto che, a Palazzo Marino, ci sia una giunta che mai accoglierà questa scellerata richiesta», aggiunge Federico Bottelli, capogruppo del Pd nel Municipio 7.

«La "dichiarazione antifascista" imposta dal Comune a tutti coloro che richiedono una concessione di spazio pubblico è una ridondante forzatura idologica», replica Marco Bestetti, presidente forzista del Municipio 7: «Il rispetto delle leggi e della Costituzione italiana è prerequisito implicito per chiunque, che non necessita di autocertificazioni in carta bollata. E vista la risoluzione del Parlamento Europeo che ha condannato le violazioni dei diritti umani commessi da tutti i regimi totalitari, compresi quelli comunisti, non si comprende il motivo per cui a Milano si dovrebbe dichiarare il rifiuto della sola ideologia fascista. Rivendichiamo quindi la ragionevolezza del documento proposto».

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