Formigoni chiede i domiciliari: «Ammetto le mie colpe». E i giudici potrebbero dire di sì

Il Celeste è in carcere da febbraio per corruzione

Formigoni ai tempi in cui era governatore regionale

Roberto Formigoni ha ammesso, per la prima volta, un «disvalore» nei comportamenti che lo hanno portato a una condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione. L'ex parlamentare ed ex presidente della Regione Lombardia è nel carcere di Bollate da quasi cinque mesi (dal 22 febbraio), perché la legge cosiddetta "spazzacorrotti" vuole che in casi come il suo si resti in un penitenziario anche dopo aver compiuto 70 anni (ne ha 72).

L'ex governatore ha comunque chiesto i domiciliari. I suoi avvocati puntano su due possibilità: la non retroattività delle norme penali, anzitutto. Formigoni ha commesso i reati per i quali è stato condannato prima che entrasse in vigore la "spazzacorrotti"; quando cioè dopo i 70 anni, per quei reati, erano previsti appunto i domiciliari. E poi il fatto che il Celeste vorrebbe collaborare ma non può farlo perché non aggiungerebbe elementi utili alla giustizia; una situazione che, di solito, consente comunque di accedere a benefici di pena.

Il procuratore generale si è detto favorevole a concedere i domiciliari sulla base di quest'ultima argomentazione, ma non della prima. I magistrati di Sorveglianza si pronunceranno entro lunedì. Formigoni ha spiegato di essere anche intenzionato a prestare volontariato in un convento di suore.

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