Donne, lavoro e vita familiare: fondi europei e regionali per l'8 marzo

Al via il finanziamento di progetti che aiutano le famiglie con figli minori a conciliare lavoro e vita privata

Progetti per la conciliazione vita-lavoro finanziati dall'Ue e dalla Regione

Due milioni e mezzo di euro (di fondi europei) per finanziare progetti sulla parità di diritti tra uomo e donna: li mette in campo la Regione Lombardia, sommandoli a tre milioni e mezzo di fondi propri, in occasione dell'8 marzo. I fondi sono dedicati in particolare al tema della conciliazione vita-lavoro, che è uno dei problemi più grandi nella legislazione - e nella pratica - lavorativa italiana, rispetto a Paesi in questo senso obiettivamente più avanzati.

Per accedere ai fondi occorre costituire partenariati di almeno tre soggetti tra enti pubblici, enti accreditati per offerte socio-sanitarie, organizzazioni riconosciute del terzo settore, enti riconosciuti dalle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato intese. I progetti presentati dovranno riguardare servizi socio-educativi destinati a lavoratori e lavoratrici domiciliati o residenti in Lombardia, con un figlio a carico minore di 16 anni.

In particolare, i progetti riguarderanno assistenza e custodia rivolti a minori, gestione di pre e post scuola e periodi di chiusura scolastica, accompagnamento dei minori per attività di tempo libero (sport, visite a parchi o musei, eccetera). A ciò potrà accompagnarsi un progetto di informazione e sensibilizzazione nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori nella fruizione dei servizi disponibili per l'infanzia e l'adolescenza.

«Questi fondi che può sembrare vadano a sostegno solo delle donne, in realtà vanno a sostegno della famiglia in generale; sono tutte quelle misure volte ad incentivare servizi di custodia e di assistenza rivolti ai minori, servizi della gestione pre e post scuola, oratori estivi, servizi di supporto per la fruizione delle attività nel tempo libero e tutto ciò che può essere d'aiuto ad una famiglia per conciliare le tempistiche lavorative con quelle della vita privata e per agevolare una parità di diritti e di opportunità che sta dando risultati importanti», ha commentato Francesca Brianza, assessore regionale all'inclusione sociale: «Una politica di questo tipo può rappresentare un forte incentivo garantendo una parità di diritti tra uomini e donne».

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