venerdì, 3 settembre
Milano

Penati e Podestà, ancora frecciatine e la De Albertis sta col Pdl

Podestà si dice sicuro dell'appoggio dell'elettorato dell'Udc per la "comunanza di valori" e incassa anche il sostegno di Carfagna e De Albertis. Penati invece critica il suo avversario, definendolo "l'uomo del no", contro la sua "politica del fare"

di Redazione - 18/06/2009
All'inizio Podestà era deluso del mancato apparentamento con l'Udc, che ha lasciato ai suoi elettori libertà di coscienza al ballottaggio, ma ora è convinto che i centristi propendano per lui: "In un primo momento ho avuto anch'io una reazione di delusione. Sentiamo la posizione dell'elettorato e di parte del partito come molto vicina" ha proseguito Podestà "Abbiamo basi comuni nella carta del Partito popolare europeo e una collaborazione stretta al Comune di Milano e in Regione e penso possa esserci anche in Provincia".

A sostenere il candidato del centrodestra al ballottaggio ci sarà anche Carla de Albertis: "Per la vicinanza di cultura, valori e tradizione, NordDestra ha deciso di appoggiare al ballottaggio il candidato di Pdl e Lega, Guido Podestà. Non si devono lasciare chance ad una sinistra che nonostante la maschera riformista ha sempre continuato a coccolare rom, clandestinità e centri sociali". La scelta della candidata è evidentemente molto legata al tema dell'immigrazione.

E Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, scende in campo per il candidato del suo partito. La giovane ministra si è detta "sicura" della vittoria di Podestà al ballottaggio.

E Penati non se ne sta certo con le mani in mani. Il candidato del centrosinistra, presidente uscente della Provincia, ha dichiarato che "Podestà è l'uomo del no", mentre lui è l'uomo "del fare". Queste affermazioni, secondo Penati sono supportate dal fatto che, dall'inizio della campagna elettorale, il suo avversario " ha ordinato ai gruppi di Forza Italia e di An di ostacolare ogni progetto. E' costato ai contribuenti milanesi 270mila euro. Tanto sono costate 34 sedute, per un totale di 185 ore tenute in consiglio provinciale in 4 mesi per approvare solo 17 delibere. Per Podestà, abituato all'euroburocrazia, dire di no è più importante che governare" ha concluso Penati.

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