Politiche 2018: dal nuovo Cdu sostegno alla lista Udc – noi con l’italia

La sezione di Milano: «Massimo impegno per ottenere il voto dell’elettorato cattolico e moderato»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

In vista delle elezioni politiche programmate per domenica 4 marzo, il Nuovo Cdu milanese intende ribadire il proprio sostegno alla lista “UDC – Noi con l’Italia”, rappresentante della componente democristiana e centrista nella coalizione di centrodestra. L’identificazione con la coalizione di centrodestra, infatti, è coerente con la linea di ferma e chiara opposizione che il Nuovo Cdu ha portato avanti, dalla sua rinascita nel maggio 2013 fino ad oggi, ai governi del Partito Democratico che si sono susseguiti. Certo, vi è la consapevolezza che all’interno della lista supportata siano confluite quelle anime, il cui passato sia macchiato da militanze e sostegni al PD, salvo successivi ravvedimenti. «Riteniamo - ha specificato Lorenzo Annoni, referente della sezione milanese - che cambiare orientamento per un determinato periodo non sia per forza nocivo, poiché può portare ad “un arricchimento culturale”. Imparare dai propri errori è sinonimo di maturità e responsabilità, due qualità queste che fanno la differenza nel mondo politico». Il Nuovo CDU ha presentato alcuni candidati di rilievo in diversi collegi proporzionali del centro e del centro-sud, ad esempio il suo segretario nazionale On. Mario Tassone, capolista di fatto nel collegio Cosenza-Crotone alla Camera. «Avere nostri candidati in diversi collegi proporzionali alla Camera è esemplificativo della nostra piena partecipazione alla lista - ha continuato Annoni -, e ci sprona al massimo ad ottenere la preferenza dell’elettorato cattolico e moderato soprattutto alla Camera, convincendo le molte persone che ancora non sanno se votare lo Scudocrociato oppure astenersi o votare il solo candidato di coalizione all’uninominale o magari votare il Popolo della Famiglia, rischiando però di disperdere il proprio voto in un “partitello” senza futuro, probabilmente impossibilitato a superare la soglia del 3%».

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