Formigoni deve restare in carcere: no ai domiciliari

La Corte d'Appello respinge la richiesta della difesa dell'ex governatore

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia, resta in carcere a Bollate, dove dal 22 febbraio ha iniziato a scontare la pena di 5 anni e 10 mesi per corruzione nell'ambito del caso che ha coinvolto la Maugeri e il San Raffaele. 

La Corte d'Appello di Milano ha infatti respinto (dopo alcuni giorni di riflessione) la richiesta della difesa dell'ex governatore di scontare la pena ai domiciliari, come sarebbe previsto in generale per gli ultra 70enni (e lui ha 71 anni). Perché, dunque, questa regola non si applica a Formigoni?

Il motivo risiede nella legge cosiddetta "spazzacorrotti", approvata nel 2018 dalla maggioranza Lega-5 Stelle, secondo cui tra le eccezioni alla detenzione domiciliare per gli ultra 70enni c'è ora anche il reato di corruzione, mentre prima i condannati per corruzione ultra 70enni potevano ottenere i domiciliari. 

La difesa di Formigoni si era appellata all'irretroattività prevista come principio generale dell'ordinamento: i reati per i quali Formigoni è stato condannato risalgono a prima dell'approvazione della legge "spazzacorrotti". Ma la procura generale, contestando questa tesi, aveva replicato che l'irretroattività non si applica alla modalità con cui si sconta la pena, bensì solo a stabilire se il fatto costituiva reato o no, quand'è stato commesso.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso
(Art. 25 Costituzione)

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La lettera dell'articolo 25 della Costituzione, che parla d'irretroattività, si riferisce in effetti alla punizione (quindi alla condanna) e non alla modalità di espiazione della pena.

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