Scalfarotto (Pd), valanga d'insulti dopo l'incontro in carcere coi due killer del carabiniere

L'esponente milanese del Pd si era recato a Regina Coeli dove sono rinchiusi i due americani accusati di avere ucciso un carabiniere a Roma

Ivan Scalfarotto (Fb)

Bufera social contro il parlamentare milanese del Partito Democratico Ivan Scalfarotto per la sua ispezione nel carcere romano di Regina Coeli, dove sono rinchiusi i due giovani statunitensi accusati di avere ucciso il carabiniere Mario Cerciello Rega. Quella che erroneamente è stata definita una "visita" in carcere ha scatenato polemiche a non finire anche a livello politico. Perfino importantissimi esponenti del partito di Scalfarotto si sono distanziati dall'iniziativa, definendola "a titolo personale". Così l'eurodeputato Carlo Calenda, così il segretario Nicola Zingaretti.

Poi il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha pubblicato un post su Facebook (peraltro "fissandolo" in alto) in cui, con la sovrascritta «Pd, sempre dalla parte sbagliata», ha mostrato l'immagine di Scalfarotto con un ritaglio di TgCom in cui si dà conto dell'ispezione a Regina Coeli e quella di Sandro Gozi, diventato responsabile delle relazioni con il Parlamento Europeo del governo francese. Da quel momento, contro Scalfarotto si è scatenato l'inferno.

«Le auguro di impiccarsi»

«Tra le tante cose importanti che lei svolge le auguro di impiccarsi, vedrà che la vita le sorriderà. Provare per credere». «Mi fai schifo, non puoi rappresentare gli italiani». «Sei semplicemente la schifezza della schifezza della schifezza della schifezza dell'umanità mondiale». «Figlio di una gran bastarda». «Tu sei solo un cogl... voglio vedere se accoltellano uno della tua famiglia se vai a vedere le condizioni di chi l'ha accoltellato! Devi solo vergognarti idiota! Via dall'Italia schifoso».

«Non meriti neanche di essere schiacciato, con il tacco di uno stivale chiodato, come un verme. La tua povera madre chi l'ha messa incinta?». «Miserabile parassita, non ti ho visto al funerale del carabiniere ucciso, poi vai a trovare i suoi assassini in carcere (..) siete il cancro di questo paese ma piano piano vi estirperemo». 

«Chi fa politica deve testimoniare i propri valori»

«La politica dell'intimidazione non funziona con tutti e, per quanto mi riguarda, sono disponibile anche a cambiare idea, ma non certo a rinnegare una scelta per paura di attacchi organizzati di questo tipo», la replica di Scalfarotto in un lungo post, sempre su Facebook, in cui ha riportato alcuni dei molti insulti ricevuti. Il deputato del Pd ha poi difeso la sua ispezione a Regina Coeli spiegando che «la differenza tra barbarie e civiltà sta in un principio del 1200, che si chiama "habeas corpus" e indica che nessuna persona che si trova nella custodia dello Stato può essere punita in alcun modo se non in forza di un giudizio legale». 

Scalfarotto ha ricordato «l'idea che esseri umani possano essere lasciati a rischio di annegare in mare senza soccorso o abbandonati per settimane a bruciare al sole sul ponte di una nave» per sottolineare che «questo principio è stato indebolito dalla maggioranza di governo in questi mesi». E ha ricordato che la fotografia dell'americano ammanettato e bendato, complice del reo confesso, è stata rilanciata via Twitter da membri del governo. «Una foto non certo all'alteza del nostro Paese», stigmatizzata dalle stesse forze dell'ordine.

«Penso che chi ha responsabilità pubbliche non debba solo accodarsi all’opinione pubblica, specie quando la politica ne solletica le reazioni più emotive. Penso che chi fa politica, se ci crede davvero, debba testimoniare i propri valori anche quando - anzi soprattutto quando - quei valori sono impopolari», ha continuato Scalfarotto specificando che la sua ispezione a Regina Coeli, non "visita", è stata «un gesto politico per verificare che la Repubblica Italiana sia ancora quella scritta nella Costituzione» e concludendo che, per discrezione e rispetto, non ha ancora fatto visita ai familiari del carabiniere ucciso: «Ma se mi sarà data l'opportunità di farlo, quella sarà l'unica "visita", commossa e sentita, per la quale in questa tristissima occasione si potrà mai usare questo nome».

Le reazioni politiche

Scalfarotto, sul piano politico, ha subìto diverse critiche. Oltre a quella di Matteo Salvini («Il Pd va in carcere a verificare che il criminale americano non sia stato maltrattato. Non ho parole»), da registrare anche diverse opinioni contrarie. Come quella della deputata dei 5 Stelle Carla Ruocco: «Non una parola per il servitore dello Stato assassinato brutalmente, né per la sua famiglia. Assurdo».

E poi il "fuoco amico" del Partito Democratico. Dal segretario Nicola Zingaretti («Quella di Scalfarotto è una sua iniziativa personale. Rientra nelle sue prerogative di parlamentare ma, ripeto, è una sua iniziativa e non fatta a nome del Pd») ad Alessia Morani («Non condivido la visita in carcere al presunto omicida di Cerciello del collega Scalfarotto. Ho fatto tante battaglie con Ivan. Ma questa volta non sono d’accordo»), da Carlo Calenda («Tra Gozi ieri e Scalfarotto oggi vi giuro che stiamo raggiungendo vette di stupidità mai prima conquistate nella politica contemporanea»)a Emanuele Fiano («Gli insulti che hanno colpito Ivan sono inaccettabili, e certamente c’è sempre anche, l’esigenza di verificare la condizione dei diritti dei detenuti, ma senza incorrere nel rischio di apparire, come è successo, come coloro che invertono l’ordine delle priorità, pur in assoluta buona fede»), sono diversi gli esponenti dem che si sono dissociati dall'iniziativa di Scalfarotto.

Il deputato del Pd viene invece difeso nettamente dal segretario di +Europa Benedetto Della Vedova: «Ha esercitato una prerogativa parlamentare. Che un deputato o un senatore possa verificare lo stato di detenzione e le condizioni dei detenuti, è previsto e garantito dalle leggi della Repubblica».

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