Lara Comi ai domiciliari per tangenti, l'avvocato vuole un confronto con gli altri indagati

Secondo il legale della forzista, gli altri indagati avrebbero fatto emergere contraddizioni

Lara Comi, agli arresti domiciliari per l'inchiesta "Mensa dei poveri" su presunte tangenti, ha chiesto (attraverso il suo difensore Gian Piero Biancolella) un "confronto" sia coi pubblici ministeri sia con gli altri indagati. Soprattutto con Nino Caianiello, che di fatto gestiva il partito di Forza Italia nella provincia di Varese, e che ha già parlato coi pm dopo l'arresto.

Secondo il legale della Comi, che ha già sostenuto l'interrogatorio di garanzia, sulla sua assistita si sono aperti spiragli rispetto all'impianto accusatorio. L'obiettivo dell'avvocato è quello di evidenziare, attraverso il confronto, le contraddizioni rispetto ai racconti di tutti gli indagati.

L'arresto della Comi, ex parlamentare europea non più rieletta nel 2019, risale al 14 novembre, insieme all'ad dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni (già candidato sindaco della Lega a Varese), entrambi ai domiciliari, e al dg di Afol Metropolitana, l'ex agenzia per il lavoro, Giuseppe Zingale, in carcere. Si tratta di un filone dell'indagine 'Mensa dei Poveri'. L'ordinanza è stata firmata dal gip Raffaella Mascarino e chiesta dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri per accuse, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa.

Le accuse a Lara Comi

La Comi risulterebbe implicata in tre diverse vicende. La prima porta verso la sua società di consulenza, che avrebbe ricevuto da Afol - e in particolare dal dg Zingale - due contratti di consulenza dietro - si legge nelle carte - "promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale". 

La forzista è poi accusata di aver ricevuto un finanziamento illecito di oltre 30mila euro euro dal presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, che le avrebbe versato quei soldi poco prima delle ultime elezioni europee per una consulenza basata - hanno accertato le indagini - su una tesi di laurea semplicemente scaricata dal web. Infine, sempre secondo l'indagine, il suo addetto stampa avrebbe restituito 2mila euro al mese del suo stipendio a Forza Italia per pagare le spese della sede che la Comi non avrebbe pagato.

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