La corte alla regione: «Legge anti moschee incostituzionale»

Bocciata la legge regionale sui nuovi luoghi di culto perché pone requisiti diversi tra confessioni con l'intesa e senza l'intesa con lo Stato

Il progetto di Italo Rota per la moschea all'ex Palasharp

La maggioranza di centrodestra in Lombardia ha continuato fino all'ultimo a difendere la legge sui luoghi di culto, ma la corte costituzionale è stata chiarissima: si tratta di regole discriminatorie e per questa ragione la legge regionale è da considerarsi in violazione alla Carta fondamentale italiana. La decisione è arrivata a fine febbraio e, ora, sono state depositate le motivazioni. 

La legge era stata varata in fretta nel 2015 e poneva vincoli urbanistici di vario genere per la costruzione o apertura di nuovi luoghi di culto in Lombardia. Nello stesso periodo il comune di Milano aveva aperto un bando per tre nuovi luoghi di culto, di cui non più di due moschee, individuando tre luoghi specifici. Nemmeno troppo sotterraneamente, la legge era stata approvata anche per "ostacolare" Palazzo Marino e il suo progetto. Ma il governo italiano ha deciso d'impugnarla davanti alla consulta.

Secondo la corte costituzionale, la legge varata dal centrodestra prevede condizioni differenti per la chiesa cattolica e le altre religioni che hanno stretto un'intesa con lo Stato rispetto a quelle che l'intesa non ce l'hanno. Per queste ultime - e solo per loro - erano infatti previste condizioni particolari, come la prova di una presenza (letteralmente) «diffusa, organizzata e consistente» nel territorio e soprattutto nel comune. E altro ancora. Con una speciale consulta da nominare da parte della giunta regionale per valutare questi requisiti. Inutile aggiungere che la consulta non è - finora - nemmeno stata nominata.

Ci sarebbe anche dell'altro, come noterà il lettore più accorto: l'abuso sistematico di aggettivi generici. Legittimo, ma che potrebbe dar adito a confusione e contenziosi. Chi stabilisce il significato di "diffusa"? Quando una religione diventa "consistente"? Su questo, però, come è ovvio la corte costituzionale non interviene. E' più che altro una questione di sensibilità e di ragionevolezza.

Insomma: la regione non può operare discriminazioni di requisiti tra una religione e l'altra sulla base di qualunque criterio; e non può intervenire nel merito dei rapporti tra la Repubblica e le singole confessioni religiose. 

La maggioranza in regione non l'ha presa bene. Per Viviana Beccalossi, assessore all'urbanistica in quota Fdi, si tratta di una «beffa leggere che alla base ci siano i termini 'discriminazione' e 'uguaglianza religiosa'» proprio in concomitanza con gli attentati di Bruxelles. Beccalossi continua ad affermare di «non volere discriminare nessuno, ma certamente porre regole chiare che valgano per tutti». Per tutti, ma si è visto differenti da caso a caso.

Il suo collega di partito Riccardo De Corato promette che verranno «sanate» le parti incostituzionali della legge con una nuova proposta che però sarà sostanzialmente simile a quella bocciata. E festeggia in ogni caso: «Resta il fatto che il piano moschee di Palazzo Marino è stato comunque abortito». Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega Nord in regione, sembra quasi difendere la disparità di trattamento: «Con l’Europa sotto attacco serve assolutamente una normativa che regolamenti le moschee poiché non è possibile continuare a regalare diritti senza pretendere in cambio doveri», afferma.

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