L'esperto di Islam del Carroccio: " Ecco perché la Legge anti-moschee non è incostituzionale"

La nota di Umberto Bosco

Pirellone

"Ha fatto molto discutere la Legge Regionale 62/2015, la cosiddetta Legge anti-moschee firmata Lega Nord (Romeo primo firmatario). Il "cosiddetta" è più che mai d'obbligo in quanto formalmente (e quando si tratta di legge la formalità è molto importante) di moschee e di Islam non si parla affatto. La legge introduce modifiche alla normativa regionale in materia di attrezzature religiose, ma si tratta di regole che si applicano a tutti i culti, con solo alcuni comprensibili distinguo che non possono essere in alcun modo considerati incostituzionali per il semplice fatto che tali distinguono provengono proprio dal testo costituzionale, più precisamente il terzo comma dell'articolo 8 "I rapporti tra le confessioni religiose e lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze"", spiega in una nota delle scorse ore Umberto Bosco, membro Consiglio direttivo Nazionale della Lega Nord ed esperto di Islam. 

"Fatte salve le libertà di culto individuali sancite dall'articolo 19, secondo la Costituzione, le confessioni (intese come organizzazioni) che vogliono avere rapporti con le istituzioni della Repubblica, devono siglare con un'Intesa con lo Stato. Questa regola permette, o quando meno dovrebbe permettere, allo Stato di sapere con chi sta trattando (interlocutore univoco) e impedisce a religioni i cui precetti sono in contrasto con l'ordinamento italiano, di essere legalmente riconosciute", prosegue.

"Dall'altra parte consente alle confessioni religiose (sempre intese come organizzazioni) alcuni diritti e benefici, 8x1000 in primis. Questa volta, ad essere d'obbligo è il condizionale, perché la Magistratura italiana, forse in preda a deliri relativisti, in più occasioni ha aggirato questo limite, consentendo rapporti formali e finanziari tra istituzioni religiose potenzialmente incompatibili con la Costituzione e le istituzioni pubbliche. Ma questa è un'altra storia. Al di là delle facili dietrologie e del can-can mediatico che hanno portato parte della sinistra lombarda (alcuni consiglieri d'opposizione veramente laici l'hanno votata) a bollarla come razzista e discriminatoria, la nuova norma si limita a regolamentare un aspetto che sta oggettivamente degenerando: il proliferare di luoghi di culto che luoghi di culto non dovrebbero essere in totale mancanza di rispetto delle regole", continua.

"Quando si tratta di luoghi di culto, ci sono aspetti urbanistici che non possono essere ignorati: capienza massima, parcheggi, uscite di sicurezza, traffico, ecc. Centinaia di musulmani che di venerdì bloccano viale Jenner sono la perfetta dimostrazione di come le attrezzature religiose debbano essere regolate e in merito al rispetto di questi requisiti, l'Islam non è esattamente il primo della classe. La maggioranza delle cosiddette moschee o sale di preghiera sono sedi di Associazioni di promozione sociale i cui connotati religiosi, lo dice la legge nazionale, devono essere assolutamente marginali. Ma siccome le sedi della APS sono esenti da qualsiasi vincolo di tipo urbanistico e molti comuni fingono di non vedere che si fa culto e non associazionismo, questi edifici, indipendentemente che si trovino nel centro storico o nella zona industriale, vengono sistematicamente trasformati in luoghi di culto. Oltre ai sotterfugi che le comunità islamiche escogitano per stendere i tappetini e prostrarsi in direzione de La Mecca, resta ancora in sospeso la domanda: ma l'Islam è compatibile con la Costituzione? Storia, cronaca e la mancanza di un'Intesa tra Islam e Stato, suggerirebbero di no", continua.

"Con l'approvazione della tanto contestata legge, la Lombardia, prima regione dello Stivale. ha finalmente messo un freno a questa anarchia e ribadito le regole di civile convivenza in un contesto di pluralità religiosa alla quale tutti devono adeguarsi. Se l'Islam italiano presenta delle carenze formali o organizzative tali da ostacolare il proliferare dei loro stessi minareti, non è certo colpa di Maroni, né di Romeo né della Lega Nord. Evidentemente il Partito Democratico non la pensa così, tanto che il Governo, forse su indicazione del Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha impugnato la legittimità costituzionale della Legge lombarda. Quando qualche settimana fa, è uscita la notizia dell'accoglimento dell'istanza di incostituzionalità, potete immaginare il disappunto della maggioranza di Regione e la felicità di Pisapia e della sua Giunta, convinti di poter finalmente realizzare una o più moschee in città. Peccato che oggi siano stati resi noti i dettagli e, colpo di scena, l'impianto normativo è perfettamente legittimo fatta eccezione per due aspetti assolutamente marginali e facilmente correggibili. Questa si volta si può dire che prega bene chi ride ultimo", conclude.

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