La Lega traballa a Legnano, comune a un passo dal commissariamento: deciderà la prefettura

La minoranza ha lasciato in blocco il parlamentino, via anche due consiglieri leghisti

Il consiglio comunale di Legnano nella seduta di mercoledì 27 marzo

È appesa a un filo l'amministrazione comunale di Legnano guidata dal sindaco Giambattista Fratus (Lega) in carica da giugno 2017. Nella giornata di mercoledì si sono dimessi in massa dodici consiglieri comunali, ma nonostante questo la squadra del primo cittadino vorrebbe continuare ad amministrare la città. Il condizionale è d'obbligo perché sul futuro del governo della città deciderà la prefettura, cui spetta l'ultima parola sul commissariamento o meno del comune. 

I fatti

Nella giornata di mercoledì 27 marzo si è dimessa in blocco la minoranza del parlamentino legnanese (dieci consiglieri). Sempre nella giornata di mercoledì hanno firmato le dimissioni Federica Farina e Antonio Guarnieri, in forza alla Lega Nord. Nella giornata di lunedì, invece, il consigliere leghista Mattia Rolfi aveva lasciato il parlamentino. Totale? Tredici consiglieri dimissionari su venticinque. In due giorni. 

E proprio su questo tempismo si sta attaccando la giunta Fratus. "In caso di dimissioni non contestuali dei consiglieri comunali, il consiglio può provvedere alla surroga del consigliere anche con la metà meno uno dei consiglieri e quindi ritengo ci sia la possibilità di procedere a tale surroga", ha dichiarato il vicesindaco Maurizio Cozzi (Forza Italia).

Un cavillo burocratico appunto. La tesi della maggioranza è abbastanza cervellotica: sebbene le dimissioni riguardino la maggioranza del parlamentino, sono arrivate in due momenti distinti (lunedì e mercoledì). E quindi — è quello che sostiene la maggioranza — ci sarebbe margine per procedere con la surroga. Tradotto? Nuovi consiglieri al posto dei dimissionari. Per il momento, comunque, si tratta di una ipotesi: la decisione finale spetterà alla prefettura. 

I motivi della crisi dell'amministrazione Fratus

I primi dissidi nella maggioranza arrivarono pochi dopo la vittoria delle amministrative nel giugno del 2017. I motivi? La composizione della giunta. La quadra fu trovata dopo oltre un mese di mediazioni tra il sindaco Giambattista Fratus e le forze di maggioranza: Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Legnano Futura.

Il nodo più complicato? La nomina dell'assessore al decoro e arredo urbano, patrimonio e opere pubbliche. Forza Italia voleva l'ex presidente di Amga Chiara Lazzarini che però, a causa di un procedimento penale per fatti legati all'azienda partecipata del comune (Amga) non poteva assumere le deleghe. La soluzione fu trovata con la nomina di Laura Venturini, sempre in quota a Forza Italia. 

Il primo cedimento si verificò a novembre 2018, più precisamente nella seduta di lunedì 19 quando il consigliere Stefano Quaglia (Legnano Futura) si presentò in aula tra i banchi della minoranza. 

La crisi si aggrava: la giunta perde pezzi

L'amministrazione Fratus ha iniziato a perdere pezzi a febbraio 2019 quando si era dimesso l'assessore alla cultura e allo sport Franco Colombo. Dimissioni per "motivazioni strettamente personali", aveva spiegato durante la conferenza stampa ai giornalisti. Ma non solo: il candidato più votato alle amministrative (452 preferenze!) aveva deciso di lasciare anche la sezione del carroccio di Legnano di cui era stato segretario. A stretto giro il sindaco Fratus aveva "cacciato" l'assessore alle opere pubbliche Laura Venturini (Forza Italia). Era seguito un rimpasto di giunta — senza nessun comunicato e nessuna dichiarazione del primo cittadino — con la nomina di due assessori: Daniele Laffusa (Lega) per lo sport e politiche giovanili; Chiara Lazzarini (Forza Italia) per le opere pubbliche. La nomina — nel caso di Lazzarini — era arrivata dopo che era caduto in prescrizione il reato per cui erano imputati gli esponenti dell'allora consiglio di amministrazione di Amga.

La crisi si allarga

In seguito al rimpasto di giunta la crisi si è allargata al consiglio comunale. Tra gli ordini del giorno del 25 marzo il parlamentino era chiamato a votare anche una mozione di sfiducia, presentata dalla minoranza, nei confronti dell'assessore alle opere pubbliche. 

Nella mozione le minoranze si riferivano ai fatti di Amga sottolineando come fosse "tuttora in corso la causa promossa da Amga contro Chiara Lazzarini ed altri per richiedere un risarcimento danni derivati dalla sua attività di amministrazione di questa società". Secondo le opposizioni sussistevano "evidenti ragioni di incompatibilità politica e di possibili conflitti di interesse istituzionale".

Il risultato? La mozione non è stata votata: i consiglieri di minoranza avevano deciso di abbandonare l'aula dopo un tira e molla sulle modalità della votazione (segreta o palese).

Il terremoto in consiglio comunale

Lunedì 25 marzo ha fatto un passo indietro (dimettendosi) il consigliere comunale della Lega Mattia Rolfi, eletto nel 2017 con 101 preferenze. Ma non è stato il solo: nella seduta di martedì 26 marzo non si sono presentati in consiglio anche i leghisti Federica Farina e Antonio Guarnieri (quest'ultimo presidente del parlamentino). In breve: c'erano solo alcuni esponenti della maggioranza, senza minoranza. E i ripetuti appelli hanno ufficializzato la mancanza del numero legale. Risultato? La seduta è stata chiusa definitivamente intorno alle 22.

Nella mattinata di mercoledì 27 i consiglieri di minoranza hanno protocollato le dimissioni. In massa. Non solo: anche due consiglieri di maggioranza hanno rassegnato le loro dimissioni: i leghisti Federica Farina e Antonio Guarnieri. 

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